Netanyahu accusa Hamas: "Violata la tregua", raid israeliani su Khan Yunis
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Redazione Esteri
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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione urgente del governo, dopo che un agguato a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, ha causato il ferimento di cinque soldati dell’esercito israeliano, uno dei quali in condizioni gravi. L’attacco, secondo quanto riferito dalle forze armate israeliane, è stato condotto da miliziani usciti da un tunnel. Netanyahu, definendo l’episodio un “attacco terroristico”, ha rilasciato una dichiarazione netta, affermando che “l’organizzazione terroristica Hamas continua a violare l’accordo di cessate il fuoco” e che “Israele non sopporterà attacchi contro i soldati dell’Idf e risponderà in modo adeguato”. La posizione israeliana, del resto, è stata ribadita più volte nel corso della stessa serata, sottolineando come la risposta militare non si sarebbe fatta attendere.
La reazione immediata con i raid aerei
La reazione, annunciata a parole, ha trovato conferma nei fatti poche ore dopo, quando media palestinesi, ripresi anche dal quotidiano israeliano Haaretz, hanno iniziato a segnalare una serie di incursioni aeree israeliane nell’area di Khan Yunis. Gli attacchi, almeno quattro secondo le prime ricostruzioni, si sono concentrati nella parte occidentale della città, colpendo anche la zona costiera di Al-Muwasi, che in passato era stata indicata come area humanitaria. I bombardamenti, che hanno provocato diverse vittime, rappresentano la tangibile implementazione dell’avvertimento lanciato da Netanyahu, il quale aveva promesso che Israele avrebbe agito “di conseguenza” alla violazione della tregua.
Il contesto dell’attacco a Rafah
L’episodio all’origine della nuova escalation si è verificato a Rafah, località al confine con l’Egitto che è stata al centro di intense operazioni militari israeliane nelle settimane passate. La dinamica, secondo la versione delle forze di difesa israeliane, ha visto dei miliziani emergere da un tunnel per colpire un veicolo militare. Questo tipo di tattica, che sfrutta l’intricata rete di gallerie sotterranee costruita da Hamas nel corso degli anni, è stata spesso utilizzata nel conflitto, ponendo sfide complesse alle truppe di terra. L’agguato di Rafah, per quanto circoscritto, ha dunque innescato un meccanismo di risposta rapida da parte israeliana, interrompendo una fase di relativa calma.
Le dichiarazioni e la definizione di "terrorismo"
Nel linguaggio usato dal primo ministro israeliano, che ha ripetutamente definito Hamas come “organizzazione terroristica”, si legge la volontà di inquadrare l’azione militare non come una semplice rappresaglia, bensì come una risposta legittima a un atto di terrorismo. Questa cornice narrativa, che esclude qualsiasi possibilità di negoziato immediato, serve a giustificare le operazioni successive, le quali, come dimostrano i raid su Khan Yunis, vengono presentate come necessarie per la sicurezza delle truppe. Netanyahu, evitando qualsiasi ambiguità, ha del resto escluso che attacchi contro i soldati possano essere tollerati, indicando una linea di condotta che non ammette eccezioni.




