Dispersione scolastica e divari negli apprendimenti: la questione non è solo la dimensione delle classi
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Redazione Interno
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Le recenti dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara hanno riacceso il dibattito sulla dispersione scolastica e sull’efficacia degli interventi didattici. Secondo il ministro, a incidere sugli apprendimenti non sarebbe tanto la dimensione delle classi quanto la capacità di personalizzare l’insegnamento. Una posizione che, seppur condivisibile in linea teorica, sembra trascurare un dato oggettivo: il divario tra Nord e Sud del Paese, soprattutto nelle competenze matematiche, è tale da equivalere a due anni di studio in meno per gli studenti del Mezzogiorno.
I risultati delle prove Invalsi 2022/2023, analizzati da Fondazione Agnelli e Fondazione Rocca, confermano un trend ormai consolidato. La Puglia, per esempio, si colloca tra le ultime regioni, superando solo Campania, Sicilia e Calabria. Quest’ultima, in particolare, mostra un ritardo che – se tradotto in anni scolastici – equivale a quello che separa uno studente di terza superiore da uno di quinta. Un gap che non si spiega con la sola “mancanza di personalizzazione”, ma che affonda le radici in disuguaglianze strutturali, dalla carenza di docenti stabili alla minore disponibilità di risorse didattiche.
Lo stesso ministro, del resto, ha più volte sottolineato l’urgenza di ridurre la dispersione scolastica, fenomeno che nel Sud raggiunge picchi preoccupanti. Eppure, se è vero che metodologie innovative possono migliorare gli esiti, è altrettanto evidente che non basta agire solo sulla didattica. Le classi sovraffollate, specie in contesti già fragili, rendono più difficile individuare le difficoltà degli studenti e intervenire tempestivamente. Senza contare che, come dimostrano diverse ricerche, gruppi più piccoli favoriscono un rapporto più diretto tra insegnante e alunno, elemento cruciale soprattutto nelle materie scientifiche, dove le lacune tendono ad accumularsi.
Quanto alla matematica, il professor Schettini – esperto di educazione – ha più volte ribadito l’importanza di un approccio pratico e inclusivo, lontano dalle mere esercitazioni mnemonche. Un metodo che, però, richiede tempo e strumenti adeguati, due fattori spesso carenti nelle scuole del Sud. Se è indubbio che la qualità dell’insegnamento conti, è altrettanto chiaro che ignorare le condizioni materiali in cui si opera rischia di essere un alibi per non affrontare il cuore del problema.




