Milano, il caso De Maria: il permesso di lavoro e le aggressioni che hanno preceduto il suicidio
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Redazione Interno
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Emanuele De Maria, il 35enne detenuto in regime di semilibertà, si trovava in permesso di lavoro quando, nella notte tra venerdì e sabato, ha compiuto una serie di aggressioni culminate nel suicidio dalla terrazza del Duomo. Un episodio che ha riacceso il dibattito sulle misure alternative alla detenzione, sollevando interrogativi sui controlli e sulle condizioni che ne regolano l’applicazione.
La vicenda, ricostruita attraverso i filmati delle telecamere di sorveglianza, ha rivelato una sequenza di violenza inaudita. Sabato mattina, alle 6.23, De Maria è ripreso mentre insegue Hani Fouad Abdelghaffar Nasra, un collega dell’hotel Berna, in via Napo Torriani. L’uomo, armato di coltello, lo raggiunge e lo colpisce ripetutamente al collo, mentre la vittima tenta invano di difendersi a pugni, prima di riuscire a rifugiarsi nella hall della struttura. Le immagini, crude e inequivocabili, mostrano un'aggressione premeditata, motivata – secondo quanto emerso – dal risentimento verso Nasra, ritenuto da De Maria responsabile della fine della relazione con Chamila Wijesuriya, la collega 50enne uccisa poche ore prima al parco Nord.
Proprio Chamila, la cui morte ha segnato l’inizio della tragedia, era stata contatta da De Maria venerdì pomeriggio, poco prima del femminicidio. Le telecamere della metropolitana lo immortalano mentre utilizza il telefono della donna, probabilmente per un ultimo, drammatico saluto alla famiglia. Un gesto che sembra anticipare la spirale di violenza che avrebbe travolto tutto in poche ore.
Sul caso è intervenuta Irma Conti, garante dei detenuti di Milano, chiamata a chiarire le circostanze del permesso concesso a De Maria, che gli aveva consentito di lavorare nonostante la condanna in corso. «Le misure alternative», ha spiegato, «sono valutate in base a parametri precisi, ma episodi come questo impongono una riflessione approfondita». Le polemiche, soprattutto sui social, hanno messo in discussione l’efficacia dei meccanismi di vigilanza, sebbene la magistratura abbia già avviato un’inchiesta per ricostruire ogni passaggio.




