L'addio definitivo dell'Italia all'idea di un salario minimo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'Italia ha deciso di abbandonare definitivamente l'idea di un salario minimo. La proposta di un salario minimo fissato per legge a 9 euro l'ora è stata respinta dalla Camera, che ha invece votato una legge delega al governo per una "retribuzione equa". Un ordine del giorno alla legge chiede di valutare retribuzioni più alte al nord Italia nel settore pubblico.

Questa volta l'addio alla chimera del salario minimo è pressoché definitivo. La Camera dei deputati ha approvato la delega al governo per la riforma del mercato del lavoro, che prevede al posto del salario minimo la definizione, per ora vuota, di "retribuzione equa", tra le proteste di tutti i gruppi di opposizione, che per l'ennesima volta si sono visti respingere la propria proposta unitaria di un salario minimo di 9 euro lordi all'ora.

Le opposizioni puntano sul "modello salario minimo". All'indomani della battaglia parlamentare sul salario minimo, Giuseppe Conte lancia segnali alle forze con le quali ha condiviso il cammino delle ultime settimane sul tema del lavoro povero. "Per due giorni in aula le opposizioni sono state capaci di parlare con una voce sola e di unirsi per la dignità dei lavoratori", è il bilancio del leader del Movimento 5 Stelle. "Abbiamo dato un bel segnale, un segnale di speranza contro l'arroganza di questo governo".

I dati Eurostat del 2021 mostrano come il nostro Paese avesse nel 2018 una retribuzione oraria mediana di 12,6 euro lordi, un dato decisamente inferiore a quello di Paesi come Danimarca, Francia e Germania, ma anche di Irlanda e Paesi Bassi

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