Addio a Michele Giglio, l’imprenditore che trasformò la boutique di famiglia in un impero della moda internazionale

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Palermo perde una delle sue figure più autorevoli nel panorama del commercio e del lusso. Michele Giglio, fondatore dello storico marchio che porta il suo cognome e che da decenni rappresenta un punto di riferimento per l’alta moda nel capoluogo siciliano, si è spento all’età di 86 anni (o 87 secondo alcune fonti, essendo nato nel 1939), lasciando un’eredità imprenditoriale che dalla piccola merceria di tessuti degli anni Sessanta è approdata fino alla quotazione in Borsa. La sua scomparsa, annunciata dalla società di e-commerce Giglio.com gestita dai figli Giuseppe e Federico, chiude il cerchio di una vita dedicata alla ricerca dell’eleganza e all’innovazione commerciale, caratteristiche che gli hanno permesso di intrecciare rapporti diretti con i più grandi stilisti italiani e di portare l’haute couture nelle vie più chic della città, da piazza delle Croci a viale Libertà.

Nato a Palermo nel novembre del 1939, Giglio ereditò un’attività familiare modesta, una bottega di tessuti e merceria situata in una traversa di via Maqueda, ma fu la sua visione, sempre un passo avanti rispetto alle tendenze, a trasformare quel piccolo esercizio commerciale in una società per azioni già nel 1970. Non si limitò a vendere abiti; costruì un’esperienza. Fu tra i primi in Sicilia a intuire il potenziale del prêt-à-porter di lusso, selezionando con un gusto sopraffino le firme che avrebbero fatto la storia della moda—da Armani a Versace, passando per Dolce & Gabbana—e portandole in un contesto, quello palermitano, che all’epoca sembrava geograficamente distante dalle capitali del fashion system come Milano, Parigi o New York. La sua capacità di fare da ponte tra l’isola e l’internazionalità del lusso gli valse il rispetto non solo dei clienti, ma anche degli addetti ai lavori: la sua chioma bianca, impeccabile, era una presenza costante e riconoscibile nelle prime file delle sfilate più importanti, dove il suo parere sulle collezioni era considerato autorevole e attentamente vagliato.

Parallelamente allo sviluppo fisico delle boutique fisiche, che nel tempo hanno rappresentato un luogo di relazione e non solo di acquisto, Michele Giglio ha accompagnato la transizione digitale del marchio. Membro del consiglio di amministrazione e azionista della società Giglio.com, la quale è approdata alla quotazione su Piazza Affari nel luglio del 2021 sotto la guida della seconda generazione, ha rappresentato fino all’ultimo la continuità tra la tradizione artigianale del commercio e le nuove frontiere del retail globale. La sua presenza nella governance dell’azienda era il simbolo di un radicamento che non ha mai perso di vista l’obiettivo di affermare il nome della famiglia oltre i confini nazionali, creando una realtà capace di muoversi con agilità sui mercati internazionali pur mantenendo il centro direzionale e affettivo nel cuore della Sicilia.

La fine di un’era nel commercio palermitano e il cordoglio della città

La scomparsa di Michele Giglio lascia un vuoto profondo nel tessuto economico e sociale di Palermo, dove la sua figura era considerata non solo un punto di riferimento per lo shopping di lusso, ma un vero e proprio protagonista della rinascita commerciale cittadina. Come ricordato in una nota dal sindaco Roberto Lagalla, la sua storia è indissolubilmente legata a quella del capoluogo: partendo da una piccola bottega nel centro storico, riuscì a costruire una realtà capace di portare il nome della città nel mondo, contribuendo a definirne l’identità anche nel settore della moda. Il cordoglio è emerso immediatamente anche dal mondo dello spettacolo e della cultura, con la modella e attrice Eva Riccobono che lo ha definito «un vero gentiluomo», a testimonianza di un carattere elegante e misurato che lo contraddistingueva tanto nella vita privata quanto nelle relazioni professionali.

Un’eredità di stile e innovazione per le generazioni future

Oggi l’impero che Michele Giglio ha contribuito a costruire si articola tra le boutique storiche situate nelle zone più prestigiose della città e una piattaforma digitale che gestisce la distribuzione mondiale di capi di abbigliamento e accessori di lusso, mantenendo viva quella visione lungimirante che lo ha sempre contraddistinto. I figli Giuseppe e Federico, che già da tempo avevano raccolto il testimone della gestione operativa e dello sviluppo tecnologico dell’azienda, rappresentano oggi la continuità di un percorso che dalla vendita di tessuti è approdato alla quotazione in Borsa, senza mai perdere il legame con la qualità e l’attenzione al dettaglio che il fondatore aveva imposto come cifra stilistica inconfondibile. La sua eredità non si misura soltanto nei numeri del fatturato o nella presenza internazionale del marchio, ma nella capacità di aver dimostrato come anche da Palermo, e senza mai spostare il baricentro dal territorio d’origine, si potesse dialogare alla pari con le capitali mondiali della moda.

L’impegno nel consiglio di amministrazione fino agli ultimi giorni

Nonostante l’età avanzata, Michele Giglio era ancora attivamente coinvolto nella vita aziendale come membro del consiglio di amministrazione di Giglio.com, ruolo che ricopriva insieme a quello di socio di riferimento. La società, attraverso un comunicato depositato in Borsa, ha già fatto sapere che non procederà con la sostituzione del consigliere, ritenendo sufficiente il numero attuale di amministratori per garantire la continuità della governance. Una scelta che riflette la solidità di un’impresa ormai strutturata, ma che lascia intendere quanto fosse profondo il valore simbolico della sua presenza all’interno degli organi decisionali. I funerali sono stati fissati per martedì 31 marzo nella chiesa di piazza Croci, a pochi passi da quella che fu la vetrina più importante del suo successo imprenditoriale, a suggellare un legame che non si è mai interrotto tra l’uomo, il lavoro e la città che lo ha visto nascere e crescere.

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