Addio a Cleto Munari, il designer che trasformò l’oggetto in dialogo tra arti

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Si è spento nella serata di giovedì 18 giugno, nella sua casa di Brendola, nel Vicentino, Cleto Munari, una delle figure più eclettiche e originali del design italiano del secondo Novecento. Aveva 95 anni e, nonostante un peggioramento della salute registrato agli inizi dell’anno, non aveva mai smesso di dedicarsi con passione ai suoi progetti, continuando a creare oggetti e firmare collaborazioni fino agli ultimi giorni di vita.

La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nel panorama culturale nazionale, ma la sua eredità, fatta di oltre mezzo secolo di sperimentazione, resta impressa nelle collezioni dei più importanti musei del mondo e nel ricordo di quanti ne hanno apprezzato la genialità e la generosità.

Dagli esordi nel commercio all'incontro con Carlo Scarpa

Nato a Gorizia nel 1930, Munari era cresciuto tra la villa La Rotonda e i palazzi del centro storico di Vicenza, sviluppando fin da subito un legame profondissimo con il territorio veneto che non avrebbe mai abbandonato. Il suo percorso verso il design, tuttavia, fu tutt'altro che lineare: dopo essersi occupato inizialmente di commercio e, successivamente, di abbigliamento, la svolta decisiva arrivò solo nel 1973, quando l'incontro con l'architetto Carlo Scarpa cambiò radicalmente il corso della sua vita.

Fu proprio Scarpa, del quale divenne presto collaboratore, discepolo e amico, a trasmettergli quella particolare attenzione per il dettaglio, la materia e la qualità artigianale che avrebbe caratterizzato tutta la sua successiva attività. A questo primo, fondamentale magistero si affiancò ben presto il confronto con un altro gigante del progetto, Ettore Sottsass, con il quale instaurò un lungo e proficuo rapporto di amicizia e scambio intellettuale.

Un collezionista di idee e un tessitore di relazioni

Più che un progettista tradizionale, Cleto Munari è stato un formidabile imprenditore culturale, un catalizzatore di energie creative capace di coinvolgere architetti, artisti, designer e persino scrittori nella realizzazione di oggetti che andavano ben oltre la loro funzione d'uso. La sua cifra distintiva fu quella di trasformare l'oggetto quotidiano in un dispositivo culturale, un'opera d'arte a tutti gli effetti, abbattendo la separazione tra arte, design e artigianato.

Munari amava definirsi un "collezionista di sillabe", intendendo con ciò la sua capacità di costruire un vocabolario di forme e idee attraverso il dialogo con menti creative provenienti da ogni dove. Non esiste campo in cui non si sia cimentato con successo, dalla gioielleria all'argenteria, dalla grafica alla moda, dall'occhialeria all'arte pubblica, passando per i vetri di Murano, gli orologi d'autore e i tavoli in marmo.

Ogni progetto nasceva da un confronto diretto con figure di spicco del calibro di Gae Aulenti, Mario Bellini, Vico Magistretti, Hans Hollein, Arata Isozaki, Michael Graves, Mario Botta, fino a incursioni nel mondo della letteratura con Dario Fo, Lawrence Ferlinghetti e Mark Strand.

Le Collezioni che hanno fatto la storia del design

A partire dagli anni Settanta, Munari fondò l'azienda che porta il suo nome e diede vita a una stagione di sperimentazione senza precedenti che coinvolse inizialmente il mondo dell'argenteria e della gioielleria. L'intuizione alla base del suo operato, come lui stesso raccontava, era quella di realizzare oggetti diversi da quelli che le grandi firme del lusso proponevano, oggetti che fossero testimoni di un mondo in rapida evoluzione.

Il primo grande successo arrivò nel 1982 con la Collezione Argenti, che riuniva progetti di celebri architetti e designer come Scarpa, Sottsass, Aulenti e Magistretti, e fu esposta nei musei di tutto il mondo. Ancora più clamoroso fu l'impatto della Collezione Gioielli del 1985, composta da circa 250 pezzi unici progettati da architetti di diverse nazionalità, considerata ancora oggi una delle esperienze più significative nel campo del gioiello contemporaneo.

Questi capolavori, spesso ironici e anticonvenzionali, sono entrati nelle collezioni permanenti di istituzioni prestigiose come il Metropolitan Museum of Art e il Museum of Modern Art di New York, oltre ad essere conservati in altri 110 musei internazionali. La sua figura era stata oggetto di crescente attenzione critica anche negli ultimi anni, con la grande mostra "Mondo Cleto" a lui dedicata nel 2017 ai Musei Civici di Vicenza e numerose retrospettive in Italia e all'estero.

Un legame indissolubile con Vicenza e il riconoscimento pubblico

Il profondo legame di Cleto Munari con Vicenza, sua città d'elezione fin dall'infanzia, è stato un elemento costante della sua vita e della sua carriera. Questo rapporto è stato ufficialmente riconosciuto nel settembre del 2024, quando il Comune gli ha conferito la Medaglia d'oro di cittadino benemerito, uno dei primi riconoscimenti assegnati dopo la reintroduzione del premio.

Il sindaco Giacomo Possamai, nel dare il triste annuncio della scomparsa, lo ha ricordato come un artista socievole, generoso e dall'animo buono, che fino all'ultimo ha mantenuto vivo il suo interesse per la città e il suo futuro, collaborando attivamente con l'amministrazione e partecipando a iniziative culturali come la mostra "Golden Key" allestita nel gennaio del 2026 presso la Golden House di Palazzo delle Poste.

Anche il presidente della Provincia di Vicenza, Andrea Nardin, ha voluto sottolineare come Munari sia stato un artista straordinario e un visionario del design internazionale, capace di portare il nome del territorio vicentino nel mondo. La sua eredità, fatta di opere disseminate nei musei e di una visione del design come territorio di attraversamento continuo tra le arti, rappresenta uno dei capitoli più originali e affascinanti della cultura progettuale italiana del XX e XXI secolo.

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