Cleto Munari, morto il designer che fece dialogare architettura, arte e manifattura
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Cleto Munari è morto nella sua casa di Brendola, nel Vicentino, dopo un peggioramento delle condizioni di salute che dall’inizio dell’anno aveva reso necessarie cure e riabilitazione quasi quotidiane. Figura tra le più originali del design italiano del secondo Novecento, Munari ha continuato a creare oggetti e firmare progetti fino agli ultimi giorni della sua vita, mantenendo un’attività costante nonostante le difficoltà legate alla salute. Le diverse ricostruzioni diffuse nelle ore successive alla notizia riportano un’età compresa tra i 95 e i 96 anni. Con la sua scomparsa si chiude il percorso di un designer, imprenditore e promotore culturale che ha attraversato oltre mezzo secolo di storia del progetto italiano costruendo un linguaggio personale, fondato sull’incontro tra discipline differenti.
Un percorso fuori dagli schemi del design tradizionale
Nato a Gorizia nel 1930 e profondamente legato al territorio vicentino, dove viveva a Brendola, Cleto Munari aveva iniziato la propria attività occupandosi prima di commercio e successivamente di abbigliamento. La sua vicenda professionale si è però distinta soprattutto per una visione del design lontana da confini rigidi e definizioni convenzionali. Per Munari il progetto non rappresentava una disciplina chiusa, ma uno spazio aperto di relazioni e contaminazioni nel quale architettura, arte, letteratura e manifattura potevano dialogare in modo continuo. Questa impostazione lo ha portato a sviluppare un percorso originale, capace di sfuggire alle categorie tradizionali del design industriale e di collocarsi in una posizione autonoma rispetto ai modelli più consolidati del settore.
Uno degli aspetti più caratteristici della sua attività è stato il ruolo di instancabile tessitore di rapporti professionali e culturali. Munari era infatti riconosciuto per la capacità di riunire attorno allo stesso tavolo architetti, artisti, scrittori e maestri artigiani, favorendo collaborazioni che trasformavano idee e linguaggi differenti in oggetti concreti. Questa attitudine ha contribuito a costruire una produzione che si collocava al crocevia tra arti applicate, architettura, gioiello contemporaneo e produzione d’autore. Più che limitarsi alla realizzazione di singoli prodotti, il suo lavoro si è sviluppato come una continua ricerca di connessioni tra mondi diversi, con l’obiettivo di generare nuove forme espressive attraverso il confronto tra competenze e sensibilità differenti.
L’eredità culturale e il legame con il colore
Nel corso della sua lunga carriera, Cleto Munari è diventato un protagonista riconosciuto del design italiano grazie a una produzione che ha superato i confini dell’industria e delle arti applicate. Le sue creazioni sono oggi conservate in musei e istituzioni internazionali, tra cui il Metropolitan Museum of Art e il Museum of Modern Art di New York, a testimonianza della rilevanza raggiunta dal suo lavoro ben oltre il contesto nazionale. La presenza delle sue opere in queste raccolte rappresenta uno degli elementi più significativi della sua eredità professionale, maturata attraverso decenni di attività e attraverso una costante attenzione alla qualità progettuale e alla sperimentazione.
Nel Vicentino, territorio con il quale ha mantenuto un legame profondo per tutta la vita, Munari era considerato una figura di riferimento anche sul piano umano. I ricordi diffusi dopo la sua scomparsa ne evidenziano il carattere gentile e generoso, insieme a una curiosità descritta come inesauribile. In molte testimonianze viene inoltre ricordato come il designer che aveva fatto del colore una delle proprie cifre distintive, elemento che contribuì a renderlo riconoscibile all’interno del panorama creativo italiano. La notizia della morte, avvenuta la sera del 18 giugno nella sua abitazione di Brendola, ha suscitato cordoglio nel mondo della cultura locale e tra quanti hanno seguito il suo percorso professionale.
La storia di Cleto Munari resta legata a una concezione del design fondata sull’incontro tra competenze differenti e sulla possibilità di superare le separazioni tra discipline. Designer, imprenditore e promotore culturale, ha costruito un cammino che ha attraversato decenni di trasformazioni mantenendo sempre al centro il dialogo tra progetto, artigianato, arte e ricerca espressiva. Fino agli ultimi giorni ha continuato a lavorare e a sviluppare nuove idee, confermando quella tensione creativa che ha caratterizzato l’intera sua attività e che ne ha fatto una delle personalità più originali del design italiano del secondo Novecento.




