Sara Curtis: “Muscoli, yards e competitività, l’America mi ha cambiato. Ma le treccine le faccio in Italia”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La vasca di via Monte Rosa, insomma, non basta più a contenerla. Sara Curtis, primatista italiana dei 50 e dei 100 stile libero – quest’ultimo vinto ieri a Riccione con un tempo di 53”40 che profuma di internazionalità, sebbene non ancora il personale di 53”01 fatto segnare lo scorso anno –, ha raccontato a chi scrive la sua doppia vita tra le due sponde dell’oceano. A diciannove anni, con il secondo titolo tricolore conquistato in Romagna dopo quello nei 50 dorso (impreziosito dal record italiano di 27”33), la talentuosa piemontese analizza la metamorfisi in corso. “L’America mi ha cambiato”, confessa senza troppi giri di parole la nuotatrice del Centro Sportivo Esercito, riferendosi all’esperienza universitaria nella Virginia University. Un salto, quello nel sistema collegiale a stelle e strisce, che l’ha obbligata a rivedere le proprie certezze tecniche, misurandosi con una cultura del lavoro e della potenza fisica che qui, in Italia, si fatica persino a immaginare.

La trasformazione tecnica e mentale negli Stati Uniti

Non si tratta solo di cronometri, anche se l’obiettivo dichiarato (e per ora sfiorato) era diventare la prima azzurra della storia a infrangere il muro dei 52 secondi. La sua esperienza a Charlottesville l’ha esposta a un metodo di allenamento quasi ossessivo nella ricerca della perfezione meccanica. “Faccio cose nuove – spiega – come il kick count e lo stroke count, roba che prima non consideravo neppure: contare bracciate e gambate, concentrarmi sulla respirazione”. A farle compagnia in quelle mattine che iniziano all’alba ci sono campionesse del calibro di Kate Douglass e Gretchen Walsh, ragazze che lei definisce “normali” nonostante la loro mostruosa velocità. Il confronto con una realtà dove la competitività è una seconda pelle l’ha plasmata, l’ha resa più esplosiva nei primi 50 metri – come dimostra il passaggio in 25”23 nella finale di Riccione – ma anche più matura nella gestione della gara. Eppure, quando si tratta di curare l’immagine e un certo rituale identitario, il richiamo alle origini resta fortissimo: “Ma le treccine, quelle me le faccio ancora fare in Italia”, tiene a precisare lei, sorridendo tra una finale e l’altra.

L’exploit di Menicucci e la lotta per il pass europeo

Mentre Curtis dominava la scena, alle sue spalle si consumava un’altra storia di riscatto che merita attenzione. Emma Virginia Menicucci, classe 2003, ha sfondato per la prima volta in carriera il muro dei 54 secondi nei 100 stile, fermando il cronometro a 53”75. Un risultato, questo, che non solo vale la qualificazione agli Europei di Parigi in programma per agosto (il tempo limite imposto dalla Federnuoto era proprio 54”00), ma che la proietta al terzo posto della classifica all-time italiana, alle spalle proprio della stessa Curtis e della leggendaria Federica Pellegrini. C’è una dolcezza particolare in questa prestazione, se si considera che la nuotatrice del Circolo Canottieri Aniene arriva da un periodo complicato: un incidente stradale, seppur di lieve entità, le aveva precluso la partecipazione agli Europei in vasca corta nello scorso novembre, costringendola a uno stop forzato per un trauma contusivo costale. Il 27”77 di parziale nella seconda vasca racconta di una ritrovata solidità e di una condizione ritrovata, trasformando la sua stagione da semplice comparsa in staffetta a potenziale protagonista individuale.

Il verdetto della vasca: numeri da top ten mondiale

Guardando il quadro complessivo degli Assoluti di Riccione, la sensazione è che il movimento veloce italiano stia vivendo un momento di grazia. Al di là dei record sfiorati, Curtis e il collega Carlos D’Ambrosio (vincitore dei 100 maschili) hanno agganciato entrambi il settimo posto nella graduatoria mondiale stagionale della loro specialità. Per la cuneese, che già detiene i primati nazionali nelle due distanze a stile libero, il bis nei 100 rappresenta la conferma di una leadership indiscussa in patria, mentre l’argento di Alessandro Miressi (48”46) alle spalle di D’Ambrosio dimostra la profondità di un settore che può contare su più opzioni in chiave staffetta. Nelle batterie e nelle finali che hanno infiammato lo Stadio del Nuoto, anche nomi come Alberto Razzetti (dominatore nei 100 farfalla con 52”01) e Federico Burdisso hanno alzato l’asticella, in un crescendo di adrenalina che proietta l’Italia verso l’appuntamento parigino con un cauto ottimismo, alimentato esclusivamente dai numeri e dalle prestazioni concrete viste in vasca.

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