Aumento degli stipendi ai ministri non parlamentari, una norma contestata

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La recente decisione del governo Meloni di aumentare gli stipendi dei ministri e sottosegretari non eletti in Parlamento ha sollevato un'ondata di polemiche e critiche da parte delle opposizioni e di una parte della stessa maggioranza. L'emendamento alla legge di bilancio, già ribattezzato "bonus di Natale", prevede un incremento di circa 7.000 euro lordi al mese per questi membri del governo, equiparando le loro indennità a quelle dei colleghi parlamentari.

La norma, che mira a sanare quella che viene percepita come un'ingiustizia e a restituire dignità ai ministri non parlamentari, è stata accolta con scetticismo e disapprovazione. Nessuno, infatti, sembra voler intestarsi il provvedimento: né la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, né il vicepremier Matteo Salvini, né tantomeno gli stessi interessati, che dichiarano di non aver mai richiesto tale aumento.

Il provvedimento, che riguarda otto ministri non parlamentari, è stato inserito nella legge di bilancio dalla maggioranza di centrodestra. Questi ministri, che non sono stati eletti o che, pur avendo corso alle elezioni, non sono stati scelti dagli elettori, vedranno così raddoppiare il loro stipendio. La misura prevede anche il rimborso per gli assistenti, un aspetto che ha suscitato ulteriore curiosità e critiche.

Secondo un conteggio effettuato da La Stampa, le strutture organizzative di questi otto ministri comprendono un esercito di 210 persone tra collaboratori, consulenti e staff a stretto riporto, con un costo complessivo di oltre 3 milioni di euro all'anno.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.