Olio extravergine, niente più miscele: la nuova circolare del Masaf cambia le regole in etichetta

Olio extravergine, niente più miscele: la nuova circolare del Masaf cambia le regole in etichetta
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Fino a ieri, almeno sulla carta, era tecnicamente possibile. Oggi, invece, il ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha messo un punto fermo, o quantomeno un paletto netto, sulla denominazione dell'olio extravergine di oliva. A darne notizia è stato il ministro Francesco Lollobrigida, il quale ha annunciato la pubblicazione di una circolare che impedisce di etichettare come "extravergine" un prodotto che sia il frutto di una miscela, per quanto parziale, con olio di oliva vergine.

Una decisione che arriva a stretto giro di posta rispetto alle richieste avanzate da Coldiretti e Unaprol, e che va a incidere su una delle pratiche più discusse e, fino a prova contraria, consentite dell'intera filiera olearia.

La pratica del blending e le sue implicazioni

Per anni, in assenza di un divieto esplicito, l'industria olearia ha potuto fare affidamento su una prassi consolidata: correggere i difetti di un olio vergine, magari con un'acidità leggermente superiore allo 0,8% o con qualche imperfezione organolettica, mescolandolo con una quota di extravergine. Il risultato finale, se superava le analisi chimiche e il giudizio del Panel Test, poteva essere commercializzato con la denominazione più pregiata, sostanzialmente per media ponderata.

Questa operazione, nota come "blending", era ritenuta legittima sulla base di una interpretazione estensiva delle normative europee, che non contenevano un divieto specifico di miscelazione tra le due categorie di olio vergine. Un orientamento che aveva trovato conferma anche in alcune pronunce giudiziarie, come la sentenza del Tribunale di Perugia nel 2023, la quale sosteneva che non integrasse reato la messa in commercio come extravergine di una miscela che rispettasse i parametri della categoria superiore.

Il nuovo orientamento del Masaf

La circolare firmata dai capi dipartimento del Masaf cambia radicalmente questo orientamento. Il ministero ha infatti stabilito che il prodotto ottenuto dalla miscelazione di olio extravergine e olio vergine non può più essere classificato nella categoria superiore, ma deve essere etichettato come appartenente alla categoria inferiore, ovvero come semplice "olio di oliva vergine".

Nelle more della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il provvedimento ha anche fissato delle disposizioni transitorie: l'olio già miscelato e confezionato potrà essere venduto fino a esaurimento scorte, mentre quello sfuso dovrà essere riclassificato entro trenta giorni. L'obiettivo dichiarato è quello di garantire una maggiore trasparenza per il consumatore, evitando che quest'ultimo possa essere tratto in inganno sulla reale qualità di un prodotto che, per definizione, appartiene a una categoria superiore.

Le reazioni: tra plausi e critiche

La decisione del ministro Lollobrigida, che ha parlato di "regole certe" per tutta la filiera e di una garanzia per la salute e il lavoro degli agricoltori, ha scatenato reazioni contrapposte. Da un lato, Coldiretti e Unaprol hanno accolto la circolare come una "storica vittoria" contro i trafficanti di olio e contro chi specula sulla salute dei cittadini e sul reddito degli agricoltori, sottolineando come la pratica del blending svuotasse di significato le analisi sensoriali.

Le due associazioni hanno tuttavia ribadito la necessità di un rafforzamento dei controlli, utilizzando anche metodologie come la risonanza magnetica o le mappe genetiche per accertare con precisione l'origine del prodotto. Dall'altro lato, però, il provvedimento ha suscitato perplessità in seno all'industria olearia.

La presidente del Gruppo Oliva di Assitol, Dora Desantis, ha criticato il metodo, sostenendo che una misura di tale portata avrebbe dovuto essere discussa a livello europeo per evitare un disallineamento tra le regole italiane e quelle del resto dell'Unione, con il rischio di creare uno svantaggio competitivo per le imprese nazionali.

Le ragioni di una stretta

La stretta del Masaf arriva in un momento particolarmente delicato per il settore olivicolo. I dati riportati da Coldiretti e Unaprol dipingono un quadro di forte squilibrio: nell'ultimo anno il prezzo dell'extravergine è crollato del 50%, mentre i costi di produzione sono aumentati, e l'Italia, con una produzione annua di circa 234 milioni di litri, riesce a coprire solo una parte del proprio fabbisogno interno, che ammonta a 461 milioni di litri.

Un divario che viene colmato da massicce importazioni (545 milioni di litri), le quali, secondo le associazioni, finiscono spesso per essere commercializzate sfruttando indebitamente il richiamo all'italianità. È in questo contesto che si inserisce la decisione del Ministero, la quale risponde anche a una segnalazione della Corte dei conti europea, che nella sua Relazione Speciale 01/2026 aveva evidenziato la mancanza di chiarezza del quadro giuridico sulla miscelazione, rilevando interpretazioni differenti tra i vari Stati membri.

La nuova circolare, di fatto, ribadisce un principio che può sembrare scontato ma che fino a oggi era stato aggirato: un olio di categoria inferiore non può acquisire una classificazione più pregiata attraverso una semplice operazione di miscelazione. La battaglia, ora, si sposta sul terreno dei controlli e sulla capacità di garantire che la nuova norma venga effettivamente rispettata, in un mercato globale dove la tentazione di aggirare le regole per abbassare i costi rimane sempre alta.

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