Iannone trionfa tra i saliscendi del Mugello, prima vittoria nella Bagger World Cup dopo il quarto posto di gara 1
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Redazione Sport
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Andrea Iannone torna a sorridere davanti al pubblico amico, e lo fa nel modo che meglio conosce: issandosi sul gradino più alto del podio al termine di Gara 2 della Harley-Davidson Bagger World Cup sul circuito del Mugello.
Il pilota abruzzese, reduce da un'esperienza quadriennale in MotoGP e da un recente trascorso nel mondiale Superbike, ha così centrato un record personale che pochi avrebbero pronosticato alla vigilia, diventando il primo interprete nella storia delle due ruote capace di vincere una gara iridata nella classe regina, in derivate dalla serie e in questo specifico campionato monomarca dedicato alle maxi custom americane.
Una prestazione, la sua, costruita con pazienza dopo le difficoltà incontrate nella prima manche del mattino; se in Gara 1 un sorpasso effettuato in regime di bandiera gialla gli era costato una long lap penalty (fatalmente mal scontata, tanto da doverla ripetere) relegandolo alla quarta posizione finale, nel pomeriggio l'approccio è stato radicalmente diverso.
Lo spegnersi del semaforo lo ha visto scattare ancora una volta come una molla, ma stavolta nessuna sanzione ne ha frenato la rimonta, anzi: la gestione delle gomme e una serie di attacchi chirurgici negli ultimi giri le hanno permesso di prevalere sul diretto inseguitore, il brasiliano Eric Granado, in un duello serrato che ha tenuto col fiato sospeso le migliaia di spettatori accorsi nell'autodromo toscano.
L’appello a Stoner e la gara dei sogni senza elettronica
L'euforia per il risultato, comprensibilmente, non si è esaurita con l'esposizione della bandiera a scacchi. Nel corso della tradizionale intervista del dopo gara, Iannone si è lasciato andare a un entusiasmo travolgente, difficile da imbrigliare in semplici battute, rivolgendosi direttamente ai cronisti e ai microfoni accesi con un messaggio tanto spontaneo quanto inaspettato.
"Casey, vieni anche tu in questo campionato, niente elettronica!", ha esclamato il pilota, lanciando un vero e proprio appello al due volte iridato della MotoGP, l'australiano Casey Stoner, da tempo lontano dalle competizioni. Un'invito, questo, che cela una sfida ben precisa: convincere un'altra leggenda a testare il proprio talento su queste moto dall'aspetto mastodontico ma dalla meccanica essenziale.
"Sarebbe una figata", ha aggiunto poi il portacolori del team Niti Racing nell'incontro con la stampa italiana, sottolineando come queste Baggers siano prive delle sofisticate elettroniche e dell'aerodinamica spinta che caratterizzano le moderne prototipi del motomondiale.
L'idea, quasi utopica ma affascinante, sarebbe quella di organizzare una gara "legend" a Phillip Island, in Australia, per minimizzare lo spostamento per Stoner, magari con il coinvolgimento di un'altra icona come Valentino Rossi, sebbene lo stesso Iannone abbia mostrato qualche dubbio riguardo al reale interesse degli altri big a cimentarsi in questa avventura.
Un esordio europeo ad alto voltaggio per la serie americana
Il round del Mugello rappresentava, per la Harley-Davidson Bagger World Cup, l'esordio assoluto sul suolo europeo dopo il battesimo inaugurale avvenuto qualche mese fa al Gran Premio delle Americhe di Austin, in Texas. Un passaggio, questo, atteso con grande curiosità dagli appassionati del Vecchio Continente, che hanno potuto toccare con mano la peculiarità di un campionato dove la potenza bruta e la guida istintiva fanno ancora da padrone.
Le prime battute di Gara 1 avevano visto la supremazia dello spagnolo Oscar Gutierrez, capace di regolare al fotofinish lo stesso Granado e l'australiano Archie McDonald, mentre Iannone – penalizzato come detto – si era dovuto accontentare del quarto posto, con alle spalle l'altro italiano Filippo Rovelli quinto. Una classifica, quella mattutina, che aveva ridisegnato la vetta del mondiale, con Gutierrez balzato in testa a 58 punti tallonato da McDonald (57) e Granado (50).
Ciononostante, l'attenzione dei riflettori è rimasta quasi interamente puntata sull'ex pilota della Ducati, il cui ingresso nella categoria – come dichiarato ai media dal managing director della casa di Milwaukee – alza immediatamente il livello di competitività e visibilità dell'intera serie, dimostrando che questa non è una semplice esibizione ma una disciplina di corsa vera e propria.
La rimonta decisiva nei saliscendi toscani
Se nella prima uscita un errore di valutazione (il sorpasso a Granado in bandiera gialla) gli aveva precluso la possibilità di lottare per il successo, in Gara 2 Iannone ha però dimostrato una lucidità esemplare. Dopo aver ottenuto il via libera dai commissari, l'abruzzese ha interpretato la breve distanza di otto giri con la cattiveria dei tempi migliori.
La gara è stata un continuo valzer di posizioni nelle prime fasi: una buona partenza di Granado è stata subito annullata da un allargamento dello stesso alla curva 1, favorendo il momentaneo sorpasso di Rovelli e del rientrante Gutierrez, finito però a terra subito dopo. In questo turbinio, Iannone ha saputo mantenere il sangue freddo, riprendendosi la testa della corsa e respingendo gli attacchi del rivale sudamericano, il quale tentava di tutto pur di strappargli la posizione.
La svolta è arrivata a due tornate dal termine, quando il pilota di Vasto ha replicato con decisione a un sorpasso subito da Granado alla curva 10, firmando la manovra decisiva che lo ha proiettato verso la bandiera a scacchi.
Un successo, questo, che sa di rivincita personale per chi, dopo una lunga squalifica per doping e un ritorno faticoso nel mondo delle derivate, ha scelto una strada inusuale per dimostrare di avere ancora fame di asfalto, regalando al pubblico di casa uno spettacolo fatto di sorpassi al limite e derapate controllate, lontano anni luce dalla perfezione fredda dell'elettronica moderna.




