Addio a James Van Der Beek, il dolore di Hollywood e il peso di una generazione che perde i suoi eroi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’onda lunga del ricordo si è infranta contro i social media, trasformando il lutto in una commemorazione collettiva che travalica i confini dello schermo. La notizia della morte di James Van Der Beek, avvenuta all’età di quarantotto anni dopo una battaglia contro un cancro al colon-retto diagnosticato nel 2024, ha scosso non soltanto i fan di Dawson’s Creek ma un intero panorama hollywoodiano che si trova, suo malgrado, a fare i conti con un commiato generazionale. L’attore, che aveva rivelato pubblicamente la sua malattia con discrezione e che proprio nello scorso settembre era apparso tramite un videomessaggio, visibilmente segnato, durante un evento di beneficenza a New York per la raccolta fondi destinata alla ricerca, si è spento circondato dall’affetto dei suoi cari, come si legge nel comunicato diffuso dalla moglie Kimberly: un testo toccante in cui si celebra la forza con cui ha affrontato i suoi ultimi giorni, chiedendo rispetto e privacy per il nucleo familiare -1-2.
Le reazioni del mondo dello spettacolo non si sono fatte attendere, dipingendo il ritratto di un uomo profondamente amato dai colleghi. Tra le voci più toccanti, quella di Katie Holmes, la Joey Potter che per sei stagioni ha incrociato il suo destino con quello del giovane Dawson Leery: l’attrice ha scelto la via intima di una lettera scritta a mano per esprimere il suo smarrimento, parlando di un dolore difficile da elaborare e ringraziando l’amico e collega per aver condiviso “l’aria rarefatta del far finta che fosse tutto vero” -3-7. Busy Philips, entrata nel cast nelle stagioni successive, ha parlato di un cuore infranto per la perdita di un amico che definisce “uno su un miliardo”, mentre l’abbraccio virtuale di Sarah Michelle Gellar si è trasformato in un epitaffio laico e arrabbiato contro la malattia, quel “fuck cancer” che ormai è diventato un grido di dolore condiviso ogni volta che la cronaca restituisce l’immagine di un divano troppo presto -3. E poi ancora Chad Michael Murray, che ne ha celebrato l’umanità e l’ispirazione, e Jennifer Garner, che ha esteso il suo pensiero alla moglie e ai sei figli rimasti orfani di quel padre che nelle ultime settimane di vita, come testimonia il suo ultimo video messaggio per il nuovo anno, sembrava volersi concedere ancora una tregua, rimandando i buoni propositi alla primavera che, purtroppo, non vedrà mai -7-8.
L’ultimo abbraccio e un’eredità pesante come un macigno
Tra le immagini che restituiscono la dimensione umana della scomparsa, ce n’è una che circola in queste ore e ritrae Alfonso Ribeiro, il celebre Carlton Banks de *Il principe di Bel-Air*, in un abbraccio tenero e struggente con Van Der Beek. È uno scatto rubato, pubblicato dallo stesso Ribeiro, che lo ritrae mentre stringe a sé l’amico in quello che si è rivelato un commiato silenzioso e affettuoso. Un’istantanea che vale più di tanti discorsi, perché coglie la fragilità del momento e la forza di un’amicizia che non ha bisogno di dichiarazioni altisonanti. E mentre i social si riempiono di queste testimonianze, emerge anche il ritratto di un artista che non è mai voluto rimanere imprigionato nel ruolo del bravo ragazzo di Capeside: Van Der Beek, negli anni, aveva saputo giocare con la propria icona, autoironico al punto da prestarsi a parodie e cammei dissacranti, come la memorabile comparsata nel video di *Blow* di Kesha o il ruolo di una versione sopra le righe di sé stesso in *Don’t Trust the B---- in Apartment 23*.
La generazione degli anni Novanta e il conto con il tempo
Questa scomparsa, però, non arriva isolata e forse è proprio questa sequenza a renderla ancora più amara. Se ne è andato Luke Perry nel 2019, stroncato da un ictus a cinquantadue anni; lo ha seguito Matthew Perry, il Chandler Bing di *Friends*, trovato senza vita nella vasca idromassaggio della sua casa di Los Angeles; e poi Shannen Doherty, la Brenda Walsh di *Beverly Hills 90210*, arresasi dopo una lunga e pubblica battaglia contro il tumore nel 2024. Ora James, il più giovane di loro, a soli quarantotto anni. Non si tratta soltanto di una sequela di lutti eccellenti, ma della consapevolezza, per chi quella televisione l’ha vissuta da ragazzo, che i volti che hanno popolato i sogni e le notti passate a registrare videocassette stanno lasciando la scena. Ogni addio è un pezzo di adolescenza che se ne va, un dialogo imparato a memoria che resta sospeso, una sigla che non suonerà più allo stesso modo. Restano le immagini, certo, i dvd e le piattaforme streaming, ma il di quegli eroi, quello che li rendeva vivi e presenti, si assottiglia.
I conti in sospeso con la malattia e un futuro incerto per la famiglia
Dietro il clamore mediatico e le luci dei riflettori, la scomparsa di James Van Der Beek lascia anche strascichi concreti e dolorosi. La famiglia, come rivelato da fonti vicine, si trova a dover affrontare non solo il peso del lutto ma anche difficoltà economiche significative. Le spese mediche per le cure oncologiche, durate circa due anni, hanno prosciugato le risorse, e una raccolta fondi lanciata negli scorsi giorni ha già superato abbondantemente l’obiettivo iniziale, segno di quanto affetto e solidarietà esistano attorno alla figura dell’attore. Una solidarietà che corre in soccorso di Kimberly e dei sei bambini, a cui Van Der Beek aveva dedicato il suo ultimo post sui social, pochi giorni prima di morire, celebrando la nascita della figlia e sottolineando quanto il mondo fosse un posto migliore grazie a loro. Un testamento affettivo, prima ancora che spirituale, che chiude il cerchio di una vita spesa sotto i riflettori ma con lo sguardo sempre rivolto all’intimità della propria casa.




