A Gaza strage del cibo, 100 morti in un giorno di raid mentre i negoziati di Doha naufragano

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre a Doha i colloqui per una tregua affondano nelle reciproche accuse tra Israele e Hamas, i raid israeliani sulla Striscia di Gaza continuano a mietere vittime con una ferocia che, secondo le autorità sanitarie locali, ha raggiunto ieri un picco drammatico: 98 palestinesi uccisi in un solo giorno, un bilancio che supera persino la media settimanale di 614 morti registrata dall’inizio dell’offensiva, il 7 ottobre 2023. Le trattative, mediate dal Qatar, sono ormai in stallo, come confermano fonti palestinesi vicine al dossier: «Israele non intende ritirare le truppe, ma solo ridislocarle», ha denunciato uno degli interlocutori, sottolineando come la proposta israeliana sia lontana dall’essere un recesso effettivo.

Intanto, a Rafah, un nuovo massacro ha insanguinato uno dei pochi punti di distribuzione degli aiuti ancora operativi. Trentotto palestinesi sono stati uccisi – molti dei quali bambini – mentre attendevano in fila per ricevere cibo, in un centro gestito dalla fondazione israelo-americana Gaza Humanitaria Foundation (Ghf), accusata da mesi di complicità con l’esercito di occupazione. Le immagini diffuse mostrano contractor statunitensi sparare gas lacrimogeno direttamente sulla folla, a distanza ravvicinata. L’Euro-Med Monitor per i Diritti Umani ha bollato l’organizzazione come «criminale», esortando la comunità internazionale a interdire le sue attività e ad avviare un’indagine per crimini di guerra.

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