La favola di Vacherot, che ha battuto anche un Djokovic sofferente
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Redazione Sport
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L'impresa, che si staglia netta contro ogni pronostico, ha il sapore della leggenda e al tempo stesso il rigore di un dato di fatto inoppugnabile: Valentin Vacherot, il cui nome risuonava appena nei circoli più specialisti prima di questa settimana, ha superato in semifinale a Shanghai nientemeno che Novak Djokovic, il cui dominio sul circuito è cosa nota. Il punteggio, 6-3, 6-4 in un'ora e quarantadue minuti, racconta una partenza in crescendo del tennista monegasco e una resistenza, da parte del serbo, che si è andata via via logorando. A rendere ancor più emblematica la vittoria, contribuisce il fatto che Vacherot, collocatosi al duecentoquattresimo posto del ranking mondiale, è divenuto il giocatore con la posizione più modesta a raggiungere una finale in un torneo Masters 1000, un traguardo che di per sé sconvolge le gerarchie consolidate.
Le condizioni fisiche del campione
La partita, d'altro canto, è stata segnata in maniera indelebile dalle visibili difficoltà di Djokovic, il quale è sceso in campo mostrando già due distinti bendaggi, uno alla gamba sinistra e l'altro alla spalla destra. A questi acciacchi preesistenti, se n'è aggiunto un altro, forse più decisivo, a metà del primo set: un dolore localizzato nella zona lombare che ne ha limitato i movimenti e offuscato la consueta esplosività. L'atleta, che ha rifiutato di commentare pubblicamente il suo stato fisico rispondendo con un secco "No" alla richiesta dei giornalisti, ha tentato di resistere ma la sua speranza di un recupero durante l'incontro si è dissolta progressivamente, fino alla resa finale.
Il percorso del finalista
Da questa partita, che pure è stata condizionata da elementi contingenti, emerge la figura di un Vacherot capace di mantenere una freddezza esemplare, gestendo i momenti cruciali senza concedere nulla alla tensione. La sua prestazione, costruita su un servizio solido e colpi piatti e profondi, non ha concesso spazio a ripensamenti o a rientri in partita dell'avversario. Il monegasco, il cui cammino nel torneo è stato una sequela di successi inattesi, ha così scritto un capitolo del tutto nuovo nella sua carriera, dimostrando di possedere quelle che sono le qualità necessarie per competere al massimo livello, quando l'occasione si presenta.
Il contesto e il record
In un'epoca in cui si tende a parlare spesso di un ristretto gruppo di atleti dominanti, l'exploit di Shanghai assume il valore di un monito sulla imprevedibilità intrinseca dello sport. La finale, che ora attende Vacherot, non è soltanto il coronamento di una settimana magica ma anche la conferma che nel tennis moderno esistono ancora spazi per gesta memorabili compiute da chi, almeno sulla carta, parte da lontano. Il record che gli viene attribuito, quello del giocatore col ranking più basso a essersi qualificato per l'ultimo atto in un Masters 1000, resterà come un'eredità di questa sua straordinaria cavalcata.




