Stati Uniti bombardano l'Iran: Teheran promette risposta, Araqchi vola da Putin

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco senza precedenti contro tre siti nucleari iraniani, scatenando una crisi internazionale che rischia di trascinare il Medio Oriente in un conflitto aperto. Fordow, Natanz ed Esfahan, obiettivi sensibili per il programma atomico di Teheran, sono stati colpiti in un’operazione annunciata dallo stesso presidente americano Donald Trump su "Truth". «I grandi guerrieri americani hanno compiuto il loro dovere», ha scritto, aggiungendo che «ora è il momento per la pace o sarà una grande tragedia». Un messaggio che, dietro la retorica trionfalista, nasconde la consapevolezza di aver innescato una reazione a catena.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri Abbas Araqchi, in una conferenza stampa infuocata, ha definito l’attacco «un atto di guerra» e ha avvertito che il silenzio della comunità internazionale «aprirà le porte a un caos globale». Poche ore dopo, è partito per Mosca, dove incontrerà Vladimir Putin. Un segnale chiaro: l’Iran cerca alleati, e la Russia, storicamente vicina a Teheran, potrebbe giocare un ruolo decisivo. «Gli Stati Uniti hanno varcato la linea rossa», ha dichiarato Araqchi, respingendo con sarcasmo le richieste di dialogo avanzate da Europa e Regno Unito. «Come possiamo negoziare con chi ha fatto saltare in aria ogni trattativa?».

L’attacco arriva in un momento già teso, dopo il fallimento dei colloqui sul nucleare e le accuse reciproche tra Washington e Teheran. Trump, che aveva più volte minacciato ritorsioni per presunte violazioni degli accordi, ha scelto la via della forza, lasciando all’Iran una sola opzione: reagire. La domanda ora è come e quando. La Guida suprema Ali Khamenei, finora silenzioso, dovrà decidere se optare per una risposta militare diretta – con il rischio di un’escalation – o per una strategia più sottile, magari attraverso proxy regionali.

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