Agrigento, inchiesta sulle protesi peniene a carico del Ssn: cinque medici indagati, c'è anche Gabriele Antonini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Agrigento ha iscritto nel registro degli indagati cinque medici dell'ospedale San Giovanni di Dio, struttura della città dei Templi, ipotizzando un sistema che avrebbe consentito di eseguire a carico del Servizio sanitario nazionale interventi per l'impianto di protesi peniene destinati, secondo l'accusa, a restare a carico dei pazienti. Tra i nomi comparse nel provvedimento c'è quello del professor Gabriele Antonini, urologo, andrologo e chirurgo, considerato uno dei pionieri in Italia nel campo delle protesi peniene.

I reati contestati, a vario titolo, sono peculato, falso e truffa aggravata.

Il meccanismo contestato e i numeri dell'inchiesta

Secondo l'ipotesi investigativa, gli interventi sarebbero stati eseguiti gratuitamente anche su pazienti privi dei requisiti previsti dalla normativa. L'impianto di una protesi peniena, infatti, non rientra nei Livelli essenziali di assistenza e la spesa è coperta dalla sanità pubblica soltanto in circostanze specifiche, come nel caso di pazienti oncologici. Negli altri casi il costo dell'operazione, che può superare gli 8mila euro per singolo dispositivo, dovrebbe essere sostenuto direttamente da chi si sottopone all'intervento.

Il danno economico per le casse pubbliche sarebbe ingente: ogni procedura viene quantificata in circa 30mila euro, e le operazioni contestate sarebbero oltre cento.

Il ruolo di Antonini e le verifiche della magistratura

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, Antonini effettuava le visite nella Capitale e gli interventi ad Agrigento. Il suo nome figura tra i cinque medici iscritti nel registro degli indagati, affiancato da altri quattro colleghi dell'ospedale agrigentino. La posizione del chirurgo romano, specializzato nell'impianto di protesi peniene e attivo anche presso strutture ospedaliere della Capitale, è al centro delle verifiche della Procura. L'indagine, coordinata dal pubblico ministero Alessia Battaglia, riguarda oltre cento operazioni effettuate negli ultimi anni.

Le segnalazioni e il sequestro delle cartelle cliniche

A far scattare i primi sospetti sarebbe stata la stessa Asp di Agrigento, colpita dall'elevato numero di pazienti arrivati anche da fuori regione, richiamati da promozioni diffuse sui social network. Dopo le verifiche dell'assessorato regionale alla Salute, i carabinieri del Nas di Palermo hanno sequestrato 112 cartelle cliniche relative a interventi eseguiti fra il 2018 e il 2024. Alcuni sanitari sentiti dai militari hanno riferito di aver visto medici esterni alla struttura partecipare agli impianti, raccontando di essersi rifiutati di prendere parte alle operazioni.

La presenza di Antonini non sarebbe stata segnalata nelle cartelle cliniche, circostanza da cui deriva la contestazione di falso.

Il quadro normativo sulle protesi peniene

L'inchiesta agrigentina si inserisce in un contesto normativo articolato. La protesi peniena è un dispositivo medico impiantabile che non rientra nei Lea, il che significa che il Servizio sanitario nazionale non è tenuto a coprirne la spesa se non in casi tassativamente previsti. Secondo i dati diffusi dall'Associazione Andrologi Italiani, ogni anno in Italia circa 400 uomini vengono sottoposti a impianto di protesi al pene e circa 300 all'impianto di uno sfintere artificiale.

Le protesi e gli sfinteri urinari artificiali, non essendo inclusi nei Livelli essenziali di assistenza, vengono impiantati per il 40% in strutture private e per il restante 60% in quelle pubbliche, spesso grazie al supporto di direttori sanitari che si fanno carico della parte economica non rimborsata o di medici ospedalieri che richiedono i presidi per offrire soluzioni terapeutiche innovative.

Le possibili implicazioni ulteriori

Il caso Agrigento, secondo quanto emerso dalle indagini, potrebbe non essere isolato. Il sospetto degli inquirenti, tutto ancora da verificare, è che pazienti privati siano stati dirottati in altre strutture pubbliche per caricare sul sistema sanitario costi indebiti. I magistrati si apprestano a notificare l'avviso di conclusione delle indagini, atto che precede l'eventuale processo. L'Asp di Agrigento ha nel frattempo annunciato che si costituirà parte civile in un eventuale procedimento.

Le accuse dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento, mentre restano da chiarire le singole posizioni e l'eventuale coinvolgimento dei pazienti.

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