Julian Assange, un passo avanti verso la libertà

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, ha ottenuto un'importante vittoria legale. L'Alta Corte di Londra ha garantito a Assange il diritto di appellarsi contro l'estradizione negli Stati Uniti, dove rischia fino a 175 anni di carcere per aver rivelato informazioni che le autorità avrebbero preferito tenere nascoste.

Il premier australiano interviene

Il premier australiano Albanese ha proposto la liberazione di Assange. Questa proposta è stata avanzata in considerazione dei problemi di salute del giornalista, aggravati non solo dal periodo di detenzione, ma anche dal tempo trascorso come rifugiato politico in una piccola stanza dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra. Albanese ha chiesto di porre fine al procedimento contro Assange, sostenendo che "non ha alcun senso" continuare a tenerlo in prigione.

Amnesty International e la libertà di stampa

Amnesty International ha accolto con favore la decisione dell'Alta Corte. Simon Crowther, consulente legale dell'organizzazione, ha commentato che la decisione è una "rara buona notizia" per Assange e per tutti coloro che difendono la libertà di stampa. Secondo Amnesty, se Assange fosse estradato negli Stati Uniti, rischierebbe gravi violazioni dei diritti umani, come l'isolamento prolungato, in contrasto con il divieto di tortura e altri maltrattamenti.

La posizione degli Stati Uniti

La moglie di Assange, Stella, ha criticato la posizione degli Stati Uniti, affermando che stanno cercando di "mettere il rossetto al maiale" per rendere accettabile una situazione inaccettabile. Nonostante le difficoltà, la decisione dell'Alta Corte rappresenta un piccolo passo avanti per Assange, ma di grande importanza per la libertà di stampa.

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