Iveco divisa tra Tata e Leonardo: incognite e prospettive per i lavoratori

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La riorganizzazione del gruppo Iveco, con la cessione della divisione Defence Vehicles a Leonardo e quella dei veicoli commerciali al colosso indiano Tata Motors, segna un altro capitolo nel fenomeno delle "porte girevoli" che caratterizza l’industria italiana. Un destino a due velocità, che vede da un lato il ritorno sotto controllo nazionale di un asset strategico come la produzione militare, dall’altro l’ingresso di un gigante straniero in un settore chiave.

A Piacenza, intanto, sono 500 i dipendenti dello stabilimento Astra-Iveco che attendono chiarimenti sul proprio futuro. La transazione, definita dalle sigle sindacali «un’opportunità di crescita», non nasconde le incertezze legate alla riconversione industriale. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto «un confronto serrato» per garantire stabilità occupazionale, sottolineando come il passaggio a Tata – pur rappresentando un cambio epocale – richieda verifiche puntuali sulle strategie produttive.

A Torino, la Commissione Lavoro del Comune ha convocato per il 1° settembre un’audizione con i sindacati, alla quale parteciperà anche la vicesindaca Michela Favaro. L’obiettivo è valutare le ricadute dell’operazione, che coinvolge non solo i dipendenti diretti, ma l’indotto locale. Se Leonardo, con il partner tedesco Rheinmetall, punta a consolidare la propria posizione nel mercato della difesa – sfruttando commesse miliardarie e la competizione con la Cina –, Tata Motors dovrà dimostrare di poter valorizzare un marchio storico come Iveco, in un settore sempre più dominato da colossi globali.

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