Addio a Pia Donata Berlucchi, l’anima della Franciacorta che rivoluzionò il ruolo delle donne nel vino
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Redazione Economia
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Nel panorama imprenditoriale italiano, dove spesso si fatica a distinguere la retorica dalla sostanza, la scomparsa di Pia Donata Berlucchi segna la fine di un’era per la viticoltura nazionale. Classe 1942, “Signora della Franciacorta” per chiunque abbia avuto a che fare con quel distretto, la sua vita è stata un filo diretto e ininterrotto con le sue terre. Non si trattava, nel suo caso, di una generica e patinata “ambasciata” del territorio, bensì di una gestione attiva e quotidiana che durava da decenni. A ricordarlo con maggiore efficacia è proprio il suo ruolo apicale in Freccianera, l’azienda di famiglia, che il padre Antonio Berlucchi fondò nel lontano 1927 a Borgonato di Corte Franca. Lei, erede di quella visione, ne ha raccolto il testimone portando avanti una trasformazione culturale oltre che commerciale, lontana dai riflettori effimeri delle mode enologiche.
Una leadership silenziosa e il timone dell’azienda di famiglia
**Entrare in azienda negli anni Settanta, quando la cantina stava muovendo i primi passi da realtà agricola a struttura imprenditoriale, richiese una determinazione non comune per una donna dell’epoca.** Pia Donata non si limitò a preservare l’eredità paterna. Per oltre quarant’anni, come prima amministratore delegato e poi come presidente nell’ultimo decennio, ha plasmato il carattere della Freccianera – Fratelli Berlucchi, rendendola uno degli emblemi della spumantistica italiana. La sua è stata una presenza costante, fatta di scelte riservate ma ferme, di un pragmatismo che lasciava poco spazio all’improvvisazione. E fu proprio in questa veste, miscelando la tradizione di famiglia con una visione aperta al futuro, che contribuì a scrivere una pagina decisiva del "Made in Italy", senza mai dimenticare, neppure per un istante, la qualità del prodotto o il benessere dei dipendenti, che la ricordano come figura gentile ma rigorosa.
L’ascesa nel mondo associativo e la rivoluzione delle Donne del vino
**Se nell’azienda di famiglia il suo polso era saldo, nell’associazionismo Pia Donata Berlucchi ha saputo lasciare un’impronta forse ancora più profonda, che ha travalicato i confini territoriali.** Assumere la presidenza nazionale dell’Associazione delle Donne del Vino, carica che ricoprì dal 2004 al 2009, non fu per lei un titolo onorifico, ma un’autentica trincea culturale. In quegli anni, contribuì in modo determinante a ridefinire il ruolo femminile in un settore storicamente declinato al maschile, facilitando la crescita professionale di produttrici e professioniste. Il suo impegno non si esaurì qui: ricoprì incarichi di altissimo profilo anche come vicepresidente dell’Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori di vino) e, a testimonianza della sua versatilità intellettuale, sedette nel consiglio di amministrazione della Banca d’Italia per la sede di Brescia, portando la sua esperienza manageriale anche nel mondo della finanza.
Una signora di altri tempi nella Brescia operosa
**Figlia di quella operosa borghesia bresciana che ha fatto grande l’economia lombarda, Pia Donata incrociò la sua vita con quella del medico Gregorio Rizzo, rimanendone poi vedova.** Negli ultimi anni della sua esistenza, pur riducendo la propria presenza operativa quotidiana nella cantina, non aveva mai abdicato al ruolo di presidente e, soprattutto, di memoria storica vivente dell’azienda. Lascia ai figli Matilde e Sebastiano un’eredità solida fatta di rigore, passione e impegno, la stessa che aveva spinto lei, quando ancora il vino era considerato un semplice prodotto agricolo, a trasformarlo in veicolo di cultura e di educazione. Il lutto che avvolge Borgonato di Corte Franca, dove i funerali sono stati fissati per mercoledì 29 aprile, restituisce l’immagine di una "Lady Franciacorta" che se ne va, ma di una dinastia che, grazie al suo lavoro, ha acquisito le fondamenta per restare.




