Wall Street chiude in rosso, Netflix trascina il Nasdaq

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una giornata nettamente negativa ha caratterizzato i listini di Wall Street, che hanno interrotto la breve serie rialzista dei giorni precedenti per chiudere tutti in territorio negativo. Il Dow Jones, dopo aver oscillato per gran parte della seduta, ha ceduto lo 0,71% attestandosi a 46.590 punti, mentre l’S&P 500, un barometro più ampio dell’economia statunitense, ha registrato un calo dello 0,53% fermandosi a 6.699 punti. La performance peggiore, tuttavia, è stata quella del Nasdaq, il quale ha perso quasi un punto percentuale (-0,93%) scendendo fino a 22.740 punti, in un contesto generale di diffusa avversione al rischio. A pesare sull’indice tecnologico, che ha sofferto più degli altri, ha contribuito in maniera decisiva il crollo di Netflix, il cui titolo è precipitato di oltre il 10% dopo la delusione per gli utili del terzo trimestre.

Il tonfo Netflix e le tensioni commerciali

La società di streaming, che aveva aperto la giornata sotto forte pressione, ha confermato i timori degli investitori chiudendo a 1.116,37 dollari, un livello che non si vedeva da diverse settimane. I risultati finanziari diffusi per il trimestre chiuso, i quali mostrano un utile per azione al di sotto delle attese degli analisti, hanno spinto molti a liquidare le proprie posizioni, trascinando con sé gran parte del settore tech. A questo fattore specifico, che da solo avrebbe creato turbolenza, se ne è aggiunto un altro di carattere geopolitico: una nuova potenziale escalation nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Secondo indiscrezioni riportate da agenzie di stampa, l’amministrazione del presidente Donald Trump starebbe infatti valutando un piano per imporre limiti alle esportazioni verso Pechino di quei prodotti che inCorporano software di origine americana, una mossa che andrebbe a colpire settori cruciali per gli scambi bilaterali.

L’ampliamento delle perdite in serata

Le preoccupazioni, già evidenti durante la seduta principale, non si sono affatto placate in seguito alla chiusura ufficiale, anzi. Verso le sette e trenta, quando ormai le contrattazioni regolari erano concluse, gli indici hanno addirittura ampliato le loro perdite, segnando un arretramento dell’1% per l’S&P 500 e dell’1,6% per il Nasdaq, mentre il Dow Jones ha visto il suo calo assestarsi allo 0,5%. Questo peggioramento nelle negoziazioni fuori orario ha indicato un persistente nervosismo tra gli operatori, i quali sembrano voler scontare fin da subito i rischi associati a un possibile inasprimento del conflitto tariffario, un elemento che potrebbe minare la stabilità dei mercati globali e rallentare la crescita corporativa.

Il quadro settoriale e l’incertezza persistente

La debolezza, per quanto pervasiva, non ha risparmiato neppure i titoli più solidi, con vendite che si sono estese a diversi comparti, da quello industriale a quello informatico. La ricerca di rifugi sicuri è apparsa limitata, in una sessione dove pochi hanno trovato spazio per movimenti al rialzo. Da giorni, del resto, Wall Street fatica a trovare una direzione chiara, intrappolata in una condizione di incertezza che deriva proprio dalle tensioni con la Cina e, in misura minore, dai timori di una sopravvalutazione in alcuni segmenti legati all’intelligenza artificiale. L’attenzione, adesso, si sposta sui prossimi bilanci delle grandi aziende tecnologiche, che dovranno confermare la solidità degli utili per ridare slancio a un mercato così evidentemente bisognoso di buone notizie.

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