Volkswagen perde i pezzi, dopo quasi trent’anni il gruppo di Wolfsburg dice addio alla leggendaria Bugatti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’impero costruito da Ferdinand Piëch, quell’uomo che per decenni aveva plasmato il destino del colosso tedesco inseguendo l’ossessione per la potenza e l’ingegneria d’élite, continua a smantellarsi. Il legame tra il Gruppo Volkswagen e Bugatti, il gioiello di Molsheim che Piëch aveva voluto riportare in auge nel 1998 (con l’obiettivo dichiarato di restituirgli lo splendore di un tempo), si interrompe ufficialmente. A quasi trent’anni da quella scelta visionaria, la casa francese cambia radicalmente rotta: Porsche, la divisione del gruppo che deteneva le quote, ha annunciato il raggiungimento di un accordo per cedere la propria partecipazione in Bugatti Rimac e l’intera esposizione nel Gruppo Rimac a un consorzio guidato dalla società d’investimento newyorkese HOF Capital.

L’operazione segna il culmine di un percorso iniziato nel 2021

Era stato proprio il 2021 l’anno della svolta, quando i tedeschi e i croati avevano dato vita a una joint venture per gestire il destino del marchio; Porsche era entrata con una quota del 45 per cento in Bugatti Rimac, affiancandosi a Mate Rimac – il quale controllava la maggioranza assoluta del 55 per cento. Contestualmente, Porsche possedeva anche il 20,6 per cento del gruppo Rimac, un investimento che risaliva ormai a qualche anno prima. Ora, però, quella doppia presenza viene meno. La casa di Stoccarda ha deciso di uscire completamente dal capitale di entrambe le realtà, cedendo i pacchetti azionari a un consorzio che vede come socio di maggioranza BlueFive Capital (un fondo con base ad Abu Dhabi) e una costellazione di altri investitori istituzionali provenienti sia dagli Stati Uniti che dall’Unione Europea.

Cambia la proprietà, ma i dettagli economici restano avvolti nel riserbo

I termini finanziari della transazione, ufficializzata lo scorso 24 aprile, non sono stati resi pubblici dalle parti; si è trattato di una scelta precisa, dettata da clausole di riservatezza che spesso accompagnano operazioni di questa portata. Tuttavia, indiscrezioni raccolte da Bloomberg già nel dicembre scorso avevano ipotizzato una valutazione che supererebbe abbondantemente il miliardo di euro. La cifra non è stata confermata, e un portavoce di Porsche ha declinato ogni commento in merito. Ciò che è certo, invece, è che la procedura richiederà ancora alcuni mesi (si prevede la chiusura definitiva entro la fine del 2026), in attesa dei consueti via libera da parte delle autorità regolatorie della concorrenza.

Addio all’era di Piëch, la strategia cambia radicalmente per il futuro del marchio

Si chiude, con questa cessione, un capitolo dominato dalla ricerca dell’estremo ingegneristico. Il matrimonio tra la razionalità produttiva di Wolfsburg e l’artigianalità sfarzosa di Molsheim era stato voluto proprio da Piëch per riportare la casa francese ai vertici mondiali del lusso e delle prestazioni. Ma oggi, con Porsche che stringe la cinghia e rivede le proprie priorità (l’amministratore delegato Michael Leiters ha parlato esplicitamente di necessità di concentrarsi sul “core business” aziendale), quell’eredità viene affidata a nuovi partner. Una volta concluso l’accordo, sarà Rimac a prendere il pieno controllo operativo di Bugatti Rimac, siglando un’alleanza strategica con HOF Capital e BlueFive Capital per sostenere la crescita del brand. Si tratta, in sostanza, della fine di una presenza durata quasi trent’anni, che ha visto il colosso tedesco uscire di scena in silenzio, senza più il peso di un gioiello storico nelle proprie casse.

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