Italia, il progetto di Maldini e Leonardo: pressing su Guardiola, in stand-by Pirlo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Bastano un paio di frasi, pronunciate con quella calma che solo chi ha vinto tutto può permettersi, per far capire l'aria che tira. Paolo Maldini e Leonardo, rispettivamente direttore tecnico e advisor della Figc, hanno messo in chiaro una cosa davanti a presidenti e tifosi: il loro progetto per il calcio italiano non è un fuoco di paglia, ma una strategia a lungo termine, della durata di otto-dieci anni, che intendono portare avanti senza sconti per nessuno.
Ieri, a margine dell'assemblea di Lega tenutasi in un noto ristorante di Roma, i due ex campioni si sono presentati ufficialmente nei loro nuovi ruoli, voluti dal presidente Giovanni Malagò per guidare quella che tutti auspicano essere una rivoluzione tecnica e culturale del movimento. E la prima, grande, incombente decisione riguarda il nome del prossimo commissario tecnico della Nazionale, una scelta che sta tenendo banco e che potrebbe riservare sorprese clamorose.
Il pressing su Guardiola e il nodo ingaggio
La corsa per la panchina azzurra sembra essersi ristretta a due soli nomi, quelli che rappresentano il top del pensiero calcistico contemporaneo. Da un lato c'è Pep Guardiola, il tecnico spagnolo che ha rivoluzionato il calcio moderno, dall'altro Carlo Ancelotti, il più vincente e navigato dei mister italiani. Durante l'incontro con i club di Serie A, durato circa un'ora e un quarto, Leonardo ha spiegato con chiarezza il parametro fondamentale che guiderà la scelta: "Cerchiamo un allenatore che ragioni come la direzione tecnica, ovvero come noi.
Cerchiamo la sintonia, un’armonia di pensiero tra l’allenatore e la direzione tecnica". Un concetto ribadito anche da Maldini, che ha smentito categoricamente le indiscrezioni relative a presunte richieste economiche elevate da parte di Guardiola, voci che avevano iniziato a circolare negli ambienti sportivi e che rischiavano di minare il clima. Il pressing su Guardiola è serrato, con l'obiettivo dichiarato di chiudere la trattativa entro martedì, come riportato da fonti vicine alla Figc.
La strategia è chiara: convincere il catalano con un progetto tecnico ambizioso e stimolante, più che con un'offerta economica da capogiro, sebbene il budget a disposizione sia certamente rilevante.
Il piano B si chiama Andrea Pirlo
Se però, come appare probabile data la complessità della trattativa, l'affare Guardiola dovesse saltare o subire un rallentamento decisivo, il progetto di Leonardo e Maldini ha già pronto un piano B di altissimo profilo. Si tratta di Andrea Pirlo, l'attuale tecnico della Sampdoria, un nome che rappresenta la continuità di un pensiero calcistico moderno e offensivo. Pirlo, che in passato ha già allenato la Juventus e la Nazionale Under 21, è considerato il candidato ideale per sposare la filosofia di gioco voluta dalla nuova dirigenza tecnica.
La sua capacità di leggere le partite e la sua esperienza internazionale, unita a una conoscenza profonda del calcio italiano, lo rendono l'alternativa naturale a Guardiola. Nel caso in cui il tecnico spagnolo dovesse dire di no, la federazione sarebbe pronta a virare decisa su di lui, senza perdersi in lungaggini o ripensamenti. L'idea, insomma, è quella di affidare le redini della Nazionale a un allenatore che sia non solo un grande stratega, ma anche un interprete fedele della visione che Maldini e Leonardo hanno per il futuro degli azzurri.
L'assemblea di Lega e le assenze dei presidenti
Il clima dell'incontro romano, che si è svolto sulle note di un menu di pesce di alta qualità, è stato descritto come costruttivo e concentrato. I presidenti dei club presenti hanno ascoltato con attenzione il discorso programmatico di Malagò, il quale ha illustrato il suo manifesto basato su tre pilastri: "Ambizione, competenza e concretezza". Al tavolo, però, non mancavano le assenze eccellenti.
Claudio Lotito, Aurelio De Laurentiis e i vertici di Genoa e Frosinone hanno infatti seguito i lavori in collegamento da remoto, tramite Zoom, segno che non tutte le anime del calcio italiano sono fisicamente pronte a sposare in toto la nuova linea impressa dalla Federcalcio. Nonostante questo, la sensazione generale è che il vento sia cambiato e che la volontà di rinnovamento sia condivisa dalla maggioranza degli attori in campo, stanchi di una gestione che negli ultimi anni ha prodotto più ombre che luci.
La partita vera, ora, si gioca sui nomi e sulle scelte tecniche, che determineranno non solo il futuro dell'allenatore, ma l'impronta tattica e mentale dell'Italia per il prossimo decennio.
L'armonia di pensiero come chiave del progetto
La ripetuta insistenza di Leonardo sul concetto di "armonia di pensiero" non è certo una frase fatta. Dietro questa espressione si cela la volontà di costruire un sistema integrato che vada oltre la semplice panchina, coinvolgendo i settori giovanili, lo staff tecnico e persino la comunicazione. L'obiettivo è creare un'identità di gioco riconoscibile, che prescinda dal singolo match e che diventi il marchio di fabbrica della Nazionale.
In questo schema, l'allenatore non è un semplice esecutore, ma un partner attivo nella progettazione, un co-autore del percorso che deve riportare l'Italia ai vertici del calcio mondiale. Maldini e Leonardo, con la loro storia e il loro carisma, stanno cercando di abbattere le vecchie barriere e di instaurare un dialogo diretto e costante con i club, fondamentale per la riuscita di qualsiasi riforma.
Le prossime ore saranno decisive per capire se Guardiola accoglierà la sfida o se sarà Pirlo a raccogliere il testimone, ma una cosa è certa: la Nazionale italiana sta cambiando pelle, e lo sta facendo con un progetto chiaro, ambizioso e, finalmente, di lungo periodo.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
