Ferrari, i segnali confortanti da Monza e il rebus dell’ala “Macarena” in vista di Miami

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il rombo dei motori, dopo un mese di silenzio forzato dovuto alla cancellazione dei Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita, ha ripreso a echeggiare sull’asfalto dell’Autodromo Nazionale di Monza. La Scuderia Ferrari ha scelto il “tempio della velocità” – blindato per l’occasione per tenere lontani gli sguardi indiscreti della concorrenza – per il suo primo Filming Day stagionale, trasformando quella che sulla carta è una mera sessione promozionale in un banco di prova tecnico dal valore inestimabile. Charles Leclerc e Lewis Hamilton si sono alternati al volante della SF-26 per i duecento chilometri concessi dal regolamento, ma l’obiettivo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non era inseguire un cronometro. L’attenzione, piuttosto, si è concentrata su un approccio pragmatico di raccolta dati, finalizzato a risolvere i nodi cruciali emersi nelle prime uscite stagionali.

L’efficienza energetica come priorità assoluta

A Maranello hanno messo da parte la caccia alla prestazione immediata per dedicarsi anima e allo studio del nuovo sistema ibrido, un passaggio obbligato dopo le modifiche regolamentari apportate dalla FIA. L’urgenza più grande, in questo avvio di campionato, è rappresentata infatti dalla gestione della power unit, un aspetto che è costato caro alla Rossa nelle prime trasferte. Sotto il sole della Brianza, i tecnici hanno verificato la correlazione tra il simulatore e la pista, aggiornando i modelli matematici per ottimizzare la fase di rilascio dell’energia elettrica, un’incognita che i lunghi rettilinei del circuito italico hanno messo immediatamente sotto stress. La scelta di Monza non è stata casuale: la configurazione del tracciato, con le sue violente frenate e le lunghe zone di percorrenza a tutto gas, ha offerto il laboratorio ideale per affinare le strategie di recupero (harvesting) e scarica della batteria, elementi che a Miami, dove entreranno in vigore le nuove direttive tecniche, faranno la differenza.

L’ala “Macarena” tra sperimentazione e timing

Tuttavia, la vera attenzione dei media e degli addetti ai lavori è stata catturata dal ritorno in pista di un componente controverso ma dal potenziale esplosivo: l’ala posteriore ribaltabile soprannominata “Macarena”. Già apparsa fugacemente nelle libere in Cina, la soluzione – che potrebbe garantire un guadagno stimato tra gli 8 e i 10 km/h in fase di apertura – era stata accantonata a causa di complessi problemi di sincronismo con i flap anteriori e di pericolosi squilibri aerodinamici in fase di staccata. I test di Monza, a quanto pare, hanno restituito fiducia al reparto corse: le procedure di apertura e chiusura, che i regolamenti impongono avvengano in quattro decimi di secondo, sembrerebbero funzionare finalmente a regime. Nonostante i segnali confortanti, il team potrebbe scegliere la prudenza: se il pacchetto di aggiornamenti previsto per Miami includerà sicuramente un nuovo fondo e modifiche strutturali ancora top secret, il debutto ufficiale dell’ala “Macarena” potrebbe slittare fino al Gran Premio di Montreal, per ragioni legate all’affidabilità a lungo termine.

Lo sguardo attento della concorrenza

Mentre Lewis Hamilton rifiniva il setup sul giro secco nel pomeriggio, nell’orbita della Formula 1 si è levata la voce di un osservatore d’eccezione, Rob Marshall. Il Chief Designer della McLaren ha infatti offerto una lettura tecnica molto profonda del nuovo ciclo regolamentare, sottolineando come, nonostante i regolamenti apparentemente più vincolanti, la griglia 2026 abbia già mostrato una sorprendente varietà di soluzioni. Parlando proprio delle innovazioni viste sulla SF-26, Marshall ha ammesso che la Rossa ha suscitato stupore, definendo l’ala posteriore una sorpresa e complimentandosi per le soluzioni all’uscita dello scarico, anche se – ha specificato – l’importante non è copiare pedissequamente, ma capire cosa si vuole ottenere da una determinata filosofia progettuale. Un riconoscimento, quello del tecnico britannico, che conferma come a Maranello si stia muovendo su un terreno ingegneristico originale, capace di far discutere i rivali.

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