Toyota vince la Sei Ore di Imola, la strategia giapponese piega la Ferrari in casa
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Redazione Sport
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La lunga attesa per il via del mondiale endurance 2026, dopo le modifiche last minute al calendario imposte dalla crisi in Medio Oriente che avevano cancellato il tradizionale appuntamento in Qatar, si è conclusa con un verdetto che sa di amaro in casa Ferrari. Sul circuito “Enzo e Dino Ferrari” di Imola, teatro di una prima tappa ricca di aspettative per la Rossa, è stata la Toyota a imporsi nella Sei Ore, capitalizzando una gestione di gara quasi perfetta e infliggendo una lezione tattica alla concorrenza, nonostante il pubblico delle grandi occasioni (si parla di oltre novantamila presenze nel weekend) fosse schierato in massa per il Cavallino. La vettura giapponese numero 8, un ibrido affidato al collaudato trio composto dallo svizzero Sébastien Buemi, dal neozelandese Brendon Hartley e dal nipponico Ryo Hirakawa, ha tagliato il traguardo con tredici secondi di vantaggio sulla Ferrari 499P numero 51, portata in gara da Alessandro Pier Guidi, Antonio Giovinazzi e James Calado.
La rimonta silenziosa di Hirakawa e l’arte della gestione gomme
La partenza sembrava aver preso la piega giusta per i colori italiani: la pole position conquistata da Antonio Giovinazzi (con un distacco irrisorio di soli 11 millesimi sulla Toyota) aveva acceso gli animi, e nelle fasi iniziali la formazione di Maranello aveva addirittura imbastito un promettente doppio comando. Tuttavia, la svolta è arrivata nel corso della seconda ora, quando il muretto giapponese ha optato per una mossa strategica di fino: il cambio pilota senza sostituire gli pneumatici sulla vettura numero 8. Una mossa che ha permesso a Ryo Hirakawa, appena subentrato a Hartley, di guadagnare terreno prezioso. L’efficacia di questa scelta è stata amplificata dall’improvvisa entrata in pista della safety car virtuale, causata dall’incidente della Peugeot numero 93. In quella fase, la Toyota ha potuto effettuare una sosta tecnica senza perdere la testa della corsa, anzi, rientrando con gomme nuove e pista libera davanti a sé. Dal punto di vista squisitamente tecnico, la gara è stata decisa da un fattore apparentemente invisibile a occhio nudo ma devastante nei fatti: l’usura degli pneumatici. Se la Ferrari sembrava più performante sul giro secco, la Toyota ha dimostrato una capacità superiore nella gestione della lunga distanza. La casa nipponica è riuscita a far compiere ai propri copertoni triple soste consecutive, mantenendo un livello di aderenza che la diretta rivale non è riuscita a eguagliare. Nei lunghi tratti di guida in scia, l’handicap per le Rosse era evidente: ogni volta che Alessandro Pier Guidi o Antonio Giovinazzi tentavano l’attacco, venivano respinti da una differenza sostanziale in trazione.
L’analisi a freddo del muretto Ferrari e la rimonta della seconda Toyota
Se il team di Maranello poteva sperare in un finale diverso, la realtà dei cronometri ha imposto una riflessione pragmatica. Le dichiarazioni rilasciate a fine gara dagli artefici del secondo posto lasciano trasparire la frustrazione per un’occasione mancata, ma anche la consapevolezza di aver raggiunto il massimo risultato possibile con i mezzi a disposizione in quel contesto specifico. L’equipaggio della numero 51 ha letteralmente cercato di forzare il sorpasso per più di un’ora, consumando inutilmente le mescole posteriori nel tentativo di restare a contatto con il rivale diretto. A rendere ancora più pesante il risultato per il pubblico di casa, ci ha pensato la seconda Toyota, la numero 7 guidata da Mike Conway, Kamui Kobayashi e Nyck de Vries. Nonostante un avvio complicato che li aveva visti scivolare indietro, il trio è riuscito a innescare una rimonta metodica e costante, capitalizzando al meglio la neutralizzazione della corsa per opera della safety car. Per l’equipaggio olandese, giapponese e britannico è arrivata una prestigiosa terza posizione, completando una doppietta virtuale che ha chiuso ogni velleità di rivincita per la Ferrari numero 50. Quest’ultima, l’altra 499P ufficiale affidata a Miguel Molina, Antonio Fuoco e Nicklas Nielsen, ha dovuto scontare un drive-through per non aver rispettato una bandiera gialla, compromettendo irrimediabilmente la sua rimonta e chiudendo al sesto posto. Dal canto suo, il direttore sportivo della Ferrari ha riconosciuto la superiorità della Casa nipponica nella gestione dei rifornimenti e del carburante, sottolineando come la Toyota abbia semplicemente giocato meglio le proprie carte nei momenti decisivi della competizione, approfittando della finestra aperta dalla VSC per azzardare una mossa vincente. Per il campionato, l’inizio è quindi in salita per le Rosse, mentre la Toyota centra il suo cinquantesimo successo nel mondiale endurance nella sua centesima gara con motore ibrido, un’intersezione statistica che ne certifica la longevità al vertice.




