Toyota vince la 6 Ore di Imola, Ferrari seconda davanti ai 90mila del Santerno
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Redazione Sport
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Il giorno del giudizio, per quanto riguarda l’apertura del Mondiale Endurance 2026, ha visto il verdetto pendere dalla parte della casa nipponica. Nonostante la marea di oltre 90mila tifosi accorsi all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari – un pubblico che sperava nella rivincita della Rossa dopo il dominio del 2025 – è stata la Toyota a imporsi nella 6 Ore di Imola, prima tappa di un campionato riprogrammato in fretta e furia dopo la cancellazione del round in Qatar. La Toyota GR010 – rinominata TR010 Hybrid per questa stagione e affidata all’equipaggio della vettura numero 8 composto da Brendon Hartley, Ryo Hirakawa e Sébastien Buemi – ha così festeggiato il debutto assoluto della nuova aerodinamica con una vittoria che sa di rivincita, andando a bagnare l’esordio della stagione per le rosse di Maranello. La Ferrari, dal canto suo, ha dovuto accontentarsi del secondo gradino del podio con la 499P numero 51, quella affidata al trio Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi, mentre l’altra vettura giapponese (la numero 7) ha completato la festa nipponica chiudendo in terza posizione.
La strategia dei “gettoni” e il colpo di scena della Virtual Safety Car
Se il passo in pista appariva sostanzialmente equilibrato – con Giovinazzi capace di strappare la pole position per un solo centesimo a Hirakawa il giorno precedente – è stata la gestione della gara a fare la differenza, specialmente nella fase calda della seconda ora. La svolta decisiva, a ben vedere, si è consumata durante una neutralizzazione in regime di Virtual Safety Car (VSC), un frangente che Toyota ha sfruttato con la consueta lucidità tattica. Mentre Pier Guidi era al volante della Ferrari 51, i tecnici nipponici hanno orchestrato un undercut perfetto: Hirakawa è rientrato ai box per il pieno di carburante senza cambiare gomme, guadagnando la posizione. Pochi minuti dopo, la VSC (causata dall’uscita di pista di una Peugeot) ha permesso al giapponese di effettuare una sosta aggiuntiva per montare gomme nuove senza perdere il vantaggio appena acquisito. La Ferrari, costretta a fermarsi a sua volta in regime di neutralizzazione per pareggiare la tattica, non ha potuto evitare che Hirakawa ripartisse con un margine prezioso, il quale è stato successivamente protetto dall’altra Toyota, quella di Kobayashi, usata come “tappo” per rallentare Giovinazzi nei giri finali.
L’astronave giapponese e la competitività del Cavallino
I giapponesi hanno messo al frutto al meglio i cosiddetti “gettoni” utilizzati per aggiornare la vettura, concentrando gli sforzi soprattutto sul pacchetto aerodinamico della TR010; ne è venuta fuori una vettura che, pur non avendo una superiorità schiacciante sul dritto – dove la Ferrari tradizionalmente eccelle –, è apparsa più gentile sull’usura degli pneumatici medi, un fattore cruciale su un tracciato tortuoso e polveroso come quello imolese. Per Ferrari, insomma, il trionfo sfugge all’ultimo respiro, ma la prestazione complessiva conferma la competitività della 499P, la quale rimane la principale antagonista. Peccato per l’altra vettura ufficiale, la numero 50 guidata anche da Miguel Molina, la cui gara è stata compromessa da una penalità drive-through inflitta per non aver rispettato le bandiere gialle, un’infrazione che l’ha relegata lontana dal podio. Nonostante l’atmosfera elettrizzante e il supporto del pubblico, la Casa di Maranello ha dovuto cedere il passo a una Toyota che celebra così la cinquantesima vittoria nella centesima gara della sua storia nel mondiale endurance.
Un weekend di alti e bassi tra Genesis, Peugeot e Alpine
Osservando il resto della griglia, il weekend ha riservato luci e ombre per gli altri costruttori. La Genesis, nuova entrata nella categoria Hypercar, ha completato il suo primo weekend di gara senza particolari exploit di rilievo, limitandosi a raccogliere dati preziosi per lo sviluppo della GMR-001, anche se un guasto tecnico ha limitato il rodaggio di una delle sue vetture. Per quanto riguarda i team francesi, c’è da registrare la delusione in casa Peugeot, dove un incidente solitario della 9X8 numero 93 – finita nella via di fuga dopo un testacoda causato dalle gomme fredde – ha materialmente provocato la VSC che poi ha favorito la Toyota, un autogol che dimostra la fragilità del progetto francese in avvio di stagione. Discorso diverso per Alpine, che con la sua A424 ha chiuso ai piedi del podio conquistando un ottimo quarto posto, risultando la migliore tra le “non Toyota-Ferrari” e dimostrando una progressione costante che potrebbe essere una delle sorprese del campionato.




