Referendum sulla giustizia, superate le 500mila firme: la sfida confermativa si avvicina
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nella tarda mattinata di giovedì 15 gennaio, la petizione online lanciata per sostenere la richiesta referendaria sulla riforma costituzionale della giustizia ha superato la soglia delle cinquecentomila firme, un traguardo che, come previsto dalla Carta, rende formalmente valida l’iniziativa popolare. Il comitato promotore, composto da quindici cittadini e giuristi che avevano avviato la raccolta lo scorso 22 dicembre, potrà dunque depositare il ricorso presso la Corte di cassazione, la quale avrà a disposizione trenta giorni per esaminarlo e, successivamente, cinque giorni per notificare la propria decisione ai proponenti. Un passaggio cruciale, questo, che precede il potenziale voto popolare. Il ministro della giustizia Carlo Nordio, da parte sua, ha commentato i ricorsi presentati definendoli "inutili", aggiungendo che si attenderà la decisione del Tar prevista per il 27 gennaio, affermando che "deciderà il giudice amministrativo".
Il percorso verso il voto e il ruolo del Csm
La data già fissata per la consultazione, come reso noto da un decreto del Presidente della Repubblica pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 14 gennaio, è quella del 22 e 23 marzo 2026. Si tratterà di un referendum confermativo, ex articolo 138 della Costituzione, necessario per ratificare le modifiche costituzionali già approvate dal Parlamento. Una materia complessa e tecnica, che richiederà uno sforzo di informazione da parte dell’elettorato per comprenderne appieno il merito. L’oggetto centrale della riforma, e quindi del quesito referendario, riguarda il Consiglio superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno attraverso il quale la Costituzione stessa garantisce l’autonomia e l’indipendenza del potere giurisdizionale, il terzo potere dello Stato. La modifica proposta, spesso indicata come quella "per la separazione delle carriere" fra giudici e pubblici ministeri, tocca dunque il cuore dell’assetto giudiziario italiano.
Le modalità di voto per gli italiani all'estero
Per quanto concerne i connazionali residenti all’estero, è stato specificato che il voto per corrispondenza sarà garantito per coloro che risiedono in Norvegia e in Islanda, come stabilito dal decreto presidenziale del 13 gennaio. A costoro, come del resto a tutti gli italiani iscritti all’Aire, sarà data anche l’opzione di esercitare il proprio diritto di voto in Italia, seguendo le procedure consuete. Una disposizione che mira a facilitare la più ampia partecipazione possibile a una consultazione il cui esito, come è ovvio, avrà un peso decisivo per il futuro ordinamento.
L’attesa delle decisioni giurisdizionali
Mentre la macchina referendaria inizia a muoversi con l’obiettivo del voto di marzo, l’attenzione rimane alta anche sui profili giurisdizionali. La pronuncia del Tar, attesa per il 27 gennaio, rappresenta un tassello significativo nell’iter complessivo, potendo incidere sugli ulteriori sviluppi procedurali. Il ministro Nordio ha voluto sottolineare come la palla passerà presto al giudice amministrativo, lasciando intendere una certa fiducia nell’esito di quel ricorso. Intanto, il superamento del quorum di firme conferisce una legittimazione popolare tangibile alla richiesta di chiamare gli italiani alle urne, consegnando loro l’ultima parola su una riforma che modifica parti non secondarie della nostra architettura costituzionale.




