Ferrari, la ripartenza di Miami tra ali “Macarena” e la rotazione dei “pistoleri”
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Redazione Sport
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La pausa forzata di cinque settimane, determinata dalle tensioni geopolitiche che hanno stravolto il calendario originario del Medio Oriente, consegna alla Formula 1 un riavvio tecnico che per la Ferrari, ormai da diverse stagioni, rappresenta molto più di un semplice rientro in pista. Il team di Maranello si prepara ad affrontare l’appuntamento di Miami – quarto round del mondiale – con un pacchetto di novità talmente radicale da configurare una vera e propria ripartenza, quasi un secondo inizio di campionato dove la SF-26 si presenterà in una veste profondamente rimaneggiata rispetto alle specifiche viste in Australia, Cina e Giappone.
Il cantiere aerodinamico e la nuova ala posteriore
L’attenzione nel paddock, complice l’attesa generata dai “filming day” svolti a Monza, si concentra sull’efficacia degli interventi estetici e strutturali sulla vettura. Se nelle prime uscite stagionali la rossa aveva evidenziato un gap di prestazione difficile da colmare nei confronti della Mercedes, gli ingegneri guidati da Loic Serra e Diego Tondi hanno spinto sullo sviluppo aerodinamico in ogni singola area della monoposto. Si va dalla revisione dell’ala anteriore – con flap e paratie laterali ridisegnati – fino a una riconfigurazione del fondo e del diffusore.
L’elemento più distintivo, destinato a diventare il simbolo visivo di questa evoluzione, è la cosiddetta ala “Macarena”. Questa soluzione, che riguarda il flap posteriore, non è soltanto un vezzo estetico: l’ala è progettata per essere completamente ribaltabile nei tratti rettilinei, con l’obiettivo primario di ridurre la resistenza all’avanzamento e ottimizzare i consumi energetici in un’era in cui la gestione dell’unità ibrida, nonostante i recenti ritocchi regolamentari della FIA, rimane un fattore discriminante per la competitività sul lungoperiodo.
La gestione delle risorse umane nei pit stop
Parallelamente allo sviluppo della vettura in galleria del vento, a Maranello hanno sfruttato l’inattività agonistica per affinare un aspetto spesso sottovalutato dal grande pubblico ma cruciale per l’economia di un Gran Premio: la squadra dei meccanici addetti ai pit stop. L’arte di cambiare quattro pneumatici in meno di due secondi e mezzo, ormai privata del banale rifornimento di carburante, è diventata una disciplina quasi olimpica, dove la forma fisica e la memoria muscolare contano quanto l’ingegneria. Diego Ioverno, direttore sportivo della Scuderia, ha fornito uno spaccato interessante su come viene gestita la rotazione del personale: l’obiettivo dichiarato è quello di evitare la cristallizzazione di una “squadra titolare” fissa, preferendo invece una rosa ampia e intercambiabile.
La strategia, nata ai tempi dell’emergenza Covid, ha portato la Ferrari a preparare ben dieci “pistoleri” – gli addetti all’attrezzo che svita e avvita i dadi – anche se soltanto otto di questi costituiscono la base operativa abituale. Il resto del gruppo, spiega Ioverno, è addestrato per ricoprire ruoli multipli: capita così che un gommista di riserva possa trasformarsi all’occorrenza in pistolero, o che gli addetti al carrello anteriore debbano alternarsi a seconda dei Gran Premi.
Allenamento e adattamento alle nuove specifiche
Proprio durante quest’ultimo mese di stop, i meccanici hanno potuto recuperare quelle sessioni di allenamento collettivo che gennaio e febbraio non avevano permesso di completare. C’è una ragione tecnica molto pratica dietro questa necessità di preparazione serrata: con l’introduzione delle nuove generazioni di monoposto per il 2026, sono cambiate le misure dei cerchi, la forma dei copriruota e, di conseguenza, la presa dei gommoni. Piccoli dettagli che sconvolgono la cinestesia di un meccanico: l’impugnatura per rimuovere la gomma non è più la stessa, e il margine di errore nell’infilare la pistola nel mozzo posteriore – un tempo facilitato da una forma a imbuto – si è ridotto drasticamente.
Per simulare queste difficoltà in anticipo, la Scuderia ha addirittura costruito una monoposto ibrida, utilizzando un telaio risalente al 2022 (quello della F1-75) ma aggiornato con le componenti e le geometrie delle sospensioni previste per il regolamento attuale. Non si segnalano anomalie particolari dai test effettuati a Monza, dove la SF-26 ha macinato i canonici 200 chilometri a disposizione, e questo ha permesso di guardare con maggiore serenità alla trasferta americana, dove il carico di attese è destinato a scaricarsi sull’asfalto umido della Florida. Le componenti del pacchetto evolutivo sono ormai in viaggio, e toccherà ai due piloti – il monegasco Leclerc e il britannico Hamilton – tradurre in secondi i decimi guadagnati in fabbrica.




