Roccalbegna, le colline di Cana divorate dalle fiamme: oltre 500 ettari in cenere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La mattina di domenica 17 agosto, il paesaggio tra Cana e Baccinello è un deserto di grigio e nero. Quel che resta dei boschi e dei poderi, dopo che le fiamme hanno spazzato via ogni cosa, è una distesa di cenere punteggiata da pochi alberi sopravvissuti, scheletri carbonizzati che testimoniano la violenza dell’incendio. L’odore del fumo, ancora persistente, rende l’aria irrespirabile, mentre i volontari continuano a lavorare per domare gli ultimi focolai.

Secondo le prime stime, sono almeno 500 gli ettari di vegetazione andati perduti, tra macchia mediterranea, pinete e terreni agricoli. Le fiamme, alimentate dal maestrale, hanno trovato terreno fertile nella vegetazione secca, trasformando in poche ore un’area verdeggiante in una landa bruciata. L’ipotesi del dolo, benché non confermata ufficialmente, è al centro delle indagini. «Potrebbe non essere doloso», ha dichiarato l’assessore grevigiano Paolo Tepsich, riferendosi a un altro rogo di minore entità a Greve in Chianti, dove sono andati distrutti 3,5 ettari di pineta. Ma a Cana, dove l’entità del disastro è ben più grave, la rabbia degli abitanti si mescola all’angoscia.

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