Il post più amaro di Achille Polonara: «Grazie a tutti, è ora di dire basta». Addio al basket a 34 anni, dopo la leucemia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Achille Polonara ha scelto la via più discreta – eppure più definitiva – per chiudere una carriera che negli ultimi mesi assomigliava più a un’attesa che a un gioco. Lo ha fatto con un post su Instagram, il canale che oggi sostituisce la conferenza stampa, e lo ha fatto chiamando le cose col loro nome: «È ora di dire basta». Il cestista, 34 anni, originario di Ancona e sotto contratto con la Dinamo Sassari, ha annunciato il ritiro dal basket giocato dopo aver combattuto contro una leucemia mieloide, diagnosticata qualche mese fa e che lo ha costretto a un trapianto di midollo. Le speranze, quelle mai dichiarate apertamente ma che trapelavano da ogni tentativo di rientro, si sono infrante contro una realtà che lui stesso ha descritto con lucidità: «Non sarò più il giocatore di prima».

Negli ultimi tempi, lo ricordiamo, Polonara aveva ripreso ad allenarsi individualmente, scegliendo il PalaDelMauro di Avellino come palestra silenziosa per un test che sapeva già crudele. A febbraio si era sottoposto a una piccola operazione al cuore, un intervento che molti avevano letto come un passo necessario verso il ritorno in campo. Invece, quella riabilitazione – scandita da tiri liberi, movimenti controllati, il rumore delle scarpe sul parquet vuoto – non ha portato al lieto fine che tutti, dentro e fuori il mondo del basket, avrebbero voluto scrivere. Lui stesso ha ammesso, nel messaggio che ha strappato lacrime a chi lo ha letto, di averci provato sul serio. E proprio quella serietà lo ha portato a fermarsi.

«Voglio che mi ricordiate per quel che ero», ha scritto Polonara, chiudendo ogni spiraglio a un ritorno che sarebbe stato solo un’ombra di ciò che era stato. Un modo, il suo, per proteggere la memoria di un atleta che ha vestito l’azzurro e che nel corso della sua carriera ha incrociato molte squadre, lasciando in ognuna di esse il segno di un uomo più che di un semplice giocatore. I ringraziamenti – a coach, compagni, staff medici – non suonano come una formalità, ma come il resoconto di una battaglia combattuta in trincea, senza eroismi di facciata.

Il silenzio dopo l’ultimo tiro

La notizia, nella sera in cui è stata diffusa, ha avuto la forza di un evento che non si commenta: si ascolta e basta. Polonara non ha lasciato spazio a interpretazioni. Il suo «grazie a tutti» è la chiusura di un capitolo che avrebbe meritato un epilogo diverso, ma nel basket – come nella vita – non sempre il copione segue i desideri. Il trapianto di midollo, la piccola operazione al cuore, gli allenamenti solitari: tutto questo ha composto un mosaico in cui l’ultima tessera è quella dell’addio. Non amaro per scelta, ma per necessità.

«Ci ho provato, non sarò più quello di prima»

La frase che più di tutte resterà appesa alle cronache è proprio questa: «Non sarò più il giocatore di prima». Polonara, detto “Achi” tra chi lo conosce da vicino, non ha mai nascosto la difficoltà di accettare il fatto che dopo la malattia e il trapianto il corpo rispondesse in modo diverso. Il basket giocato – quello vero, intenso, da professionista – non ammette mezze misure. E lui lo sa meglio di chiunque. Per questo il ritiro non è una sconfitta, semmai l’atto di responsabilità di chi non vuole offrire al pubblico una versione ridotta di sé. «Mi mancherai palla a spicchi»: l’ultima carezza a un amore che non guarisce, ma che si trasforma.

La Dinamo Sassari e il futuro senza parquet

Polonara era ancora sotto contratto con la Dinamo Sassari, formazione con la quale aveva legato l’ultima parte della sua avventura prima della malattia. Il club, in queste ore, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma è probabile che si proceda a una risoluzione consensuale dell’accordo. Nessuna polemica, nessun risentimento. Solo il silenzio rispettoso che si deve a un atleta che ha messo la salute – e la dignità – davanti a tutto. Non ci saranno cerimonie di addio in un palazzetto gremito, né video celebrativi. Il suo saluto è stato quel post, asciutto e definitivo. E forse, in un mondo di parole sprecate, è proprio questo il modo più autentico per andarsene.

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