Caos Ferrari a Zandvoort, Hamilton furioso con il muretto: "Ho perso il podio per colpa vostra"
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Redazione Sport
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Il Gran Premio d'Olanda, che ha salutato per l'ultima volta il circuito di Zandvoort, lascia un retrogusto amarissimo in casa Ferrari. Quarta e quinta posizione per Lewis Hamilton e Charles Leclerc, sì, ma con la netta sensazione che il podio fosse non solo possibile, ma forse dovuto, se non fosse stato per una gestione a dir poco pasticciata della strategia e dei rapporti tra i due piloti.
L'episodio che ha scatenato la bufera è ormai noto: nella fase calda della gara, il sette volte campione del mondo, autore di una rimonta che sembrava poterlo proiettare verso il gradino più basso del podio, si è ritrovato imbottigliato alle spalle del compagno di squadra, con gomme decisamente più performanti. La richiesta di un "swap position", di uno scambio di posizioni, è caduta nel vuoto.
O meglio, è stata gestita con una lentezza e un'incertezza che hanno fatto infuriare il britannico, il quale non ha usato mezzi termini via radio: "Stiamo perdendo tempo!", prima di scivolare nel sarcasmo con un secco "Bel modo di perdere tempo, ragazzi. Ottimo lavoro".
La genesi del caos: strategie divergenti e muretto in tilt
La scintilla che ha acceso l'irritazione di Hamilton è scoccata quando le traiettorie tattiche dei due ferraristi si sono incrociate. Ferrari aveva optato per piani gara differenti: Hamilton, con una strategia che puntava a prolungare il più possibile il suo stint, montava gomme dure e dimostrava un passo superiore a Leclerc, il quale invece era in procinto di effettuare la sua seconda sosta. Quando il britannico ha raggiunto il monegasco, il tempo perso nei giri in cui è rimasto incollato alla sua ala posteriore è risultato fatale.
Invece di impartire l'ordine di scambio, il muretto di Maranello ha temporeggiato, prolungando la sosta di Leclerc di un giro e trasformando l'opportunità in un rebus per entrambi. La spiegazione del team principal Frédéric Vasseur, a fine corsa, è stata che la scelta di non comunicare immediatamente la strategia a Hamilton era stata deliberata per non rivelare ai rivali, in particolare alla Mercedes, i loro piani, che prevedevano di tenere l'inglese in pista fino alla fine per difendersi da Kimi Antonelli.
Un ragionamento che, però, stride con l'evidenza dei fatti: quei secondi persi sono stati poi determinanti per il mancato attacco a George Russell, terzo sul traguardo con un distacco inferiore al secondo.
Il confronto con la Mercedes e l'ammissione di Vasseur
A rendere ancora più amaro il calice per Hamilton è stato il comportamento della sua ex squadra, la Mercedes. Nel finale di gara, la scuderia tedesca non ha esitato a imporre a Russell di cedere la posizione ad Antonelli, che aveva gomme più fresche e poteva attaccare chi lo precedeva. Un ordine eseguito al volo, senza tentennamenti, che ha permesso al pilota italiano di conquistare un prezioso secondo posto. Un contrasto netto con l'indecisione vista dal box Ferrari.
Il sette volte iridato non ha nascosto il suo disappunto, sottolineando l'efficacia e la rapidità delle decisioni prese dall'altra parte della pit lane, da un team che ha dimostrato di saper agire con la necessaria determinazione nei momenti chiave. Dopo il traguardo, la tensione è emersa in modo evidente quando il suo ingegnere di pista, Carlo Santi, ha provato a consolarlo parlando di sfortuna. La replica di Hamilton è stata gelida: "Non siamo stati sfortunati, abbiamo perso tempo prima e questo ci è costato il terzo posto".
Lo stesso Vasseur ha dovuto ammettere che, riguardando la corsa, avrebbe gestito diversamente la situazione, riconoscendo implicitamente un errore di valutazione del muretto.
Un problema ricorrente per il Cavallino
Questa indecisione tattica a Zandvoort non è che l'ultimo atto di una tendenza che sta minando le ambizioni della scuderia di Maranello. La difficoltà nel gestire la coppia di piloti più competitiva della griglia, quando le strategie divergono, è un problema che si ripresenta con preoccupante frequenza. L'episodio olandese si inserisce in un solco già tracciato, come aveva dimostrato il precedente Gran Premio d'Ungheria, dove la scelta di non favorire nessuno dei due piloti aveva sollevato critiche simili.
La filosofia di Vasseur, che tende a lasciare liberi i suoi piloti per non penalizzarne nessuno, si scontra con la realtà di una competizione in cui ogni decimo, ogni decisione al momento giusto, può fare la differenza tra un podio e un piazzamento. Il risultato è un clima di tensione che rischia di compromettere il prosieguo della stagione.
La Ferrari ha una macchina che può lottare per le posizioni che contano, ma per trasformare il potenziale in risultati concreti, come dimostra la gestione "spietata" della Mercedes, il muretto deve ritrovare quella chiarezza e quella rapidità di esecuzione che a Zandvoort sono mancate, lasciando sul campo punti preziosi e alimentando la frustrazione dei suoi piloti.
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