Elettra Lamborghini tra flebo e palco: la cistite non ferma la “rivincita” di Canzonissima

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il sabato sera di Rai 1, quello che per contratto dovrebbe essere sinonimo di leggerezza e varietà, ha rischiato di trasformarsi in un piccolo giallo medico. Nella quarta puntata di “Canzonissima”, il remake dell’iconico varietà condotto da Milly Carlucci, il momento di maggiore tensione non è arrivato da una esibizione fuori tempo o da una nota stonata, bensì da una flebo e un letto d’ospedale. Elettra Lamborghini, la scintilla più esplosiva del cast, è finita al Policlinico Gemelli a causa di quella che lei stessa ha definito “una delle cistiti più forti mai avute”. Il clima, inizialmente festoso, si è così tinto di giallo quando l’apertura della diretta ha mostrato un posto vuoto tra i cantanti, gettando nello scompenso gli autori e la conduttrice.

Mentre il pubblico a casa temeva il peggio, o quantomeno un forfait dell’ultimo minuto, la macchina organizzativa dello show si è messa in moto per gestire quella che poteva diventare una piccola débâcle. La stessa Carlucci, con la professionalità che le si riconosce dai tempi di “Ballando con le stelle”, ha spiegato l’assenza della cantante, sottolineando come la Lamborghini “stesse facendo di tutto per essere lì”. L’aria era quella di un piccolo “medical drama” televisivo: l’artista, che avrebbe dovuto interpretare una versione tutta pepe de “I bambini fanno ooh” di Povia (brano, questo, che all’epoca del Festival fu escluso perché già cantato in pubblico), era costretta a letto, attaccata a una flebo. Eppure, a sorpresa, ecco il colpo di scena.

La standing ovation per Arisa e il duello silenzioso al bancone

Lontano dai riflettori dell’emergenza sanitaria, la serata è proseguita seguendo il filo conduttore de “la rivincita di Sanremo”, tema che imponeva ai cantanti di reinterpretare brani che hanno fatto la storia del Festival senza mai vincerlo. E se i voti di casa nostra premiano spesso l’eccesso, stavolta a spuntarla è stata la sostanza. Arisa, che ha cantato “La notte”, ha ricevuto una standing ovation che vale un 8 in pagella, dimostrando ancora una volta come la sua interpretazione riesca a scolpire la melodia nell’aria con una semplicità che è solo apparente. All’opposto, gli Elii (Elio e le Storie Tese) hanno raccolto consensi ma anche qualche riserva: la loro geniale “La canzone mononota” è sembrata a molti un’occasione non del tutto sfruttata, come se la genialità del gruppo fosse stata tenuta a freno da un’esibizione fin troppo ortodossa.

Nel frattempo, a far da contraltare alla gara, c’erano le scintille al bancone dei “Magnifici 7”. Se Michele Bravi ha convinto con un omaggio a Umberto Bindi (“Il nostro concerto”) che la critica ha definito “non banale” (voto 8), è stato il siparietto tra Simona Izzo e Francesca Fialdini a tenere banco. La Izzo ha storto il naso di fronte alla scelta di Elettra Lamborghini di portare un brano come quello di Povia, scatenando la replica della Fialdini che ha difeso il percorso artistico della cantante. Un battibecco, questo, che è servito a riempire i minuti d’attesa prima che dalla Capitale arrivasse la notizia del “lieto fine” medico.

Quando la cronaca leggera incontra il realismo ospedaliero

La vicenda della Lamborghini, se da un lato ha messo a dura prova la scaletta di Milly Carlucci, dall’altro ha restituito un frammento di realtà cruda in uno show patinato. La cantante, visibilmente provata ma determinata, è riuscita comunque a raggiungere lo studio dopo aver ricevuto le cure necessarie. La sua performance non è stata certo la migliore della serata (anzi, c’è chi le ha assegnato un 3 in pagella per la prova vocale), ma è stata la vittoria della determinazione sulla debolezza fisica. Del resto, come ha chiosato la stessa Lamborghini a proposito della scelta del brano, “non sono qui per vincere, sticazzi”, una filosofia di vita che evidentemente applica anche alla gestione delle emergenze sanitarie.

Mentre il palco veniva infiammato da Irene Grandi, che ha omaggiato Achille Lauro con “Incoscienti giovani”, e da Enrico Ruggeri, intento a celebrare il mito di Adriano Celentano con “Il ragazzo della via Gluck”, la cronaca nera (o meglio, rosa) trovava il suo spazio in un servizio di Striscia la notizia che poco aveva a che fare con la musica. L’inviato Luca Abete ha inseguito un falso veterinario, un uomo privo di laurea che, grazie a camuffamenti e all’ignoranza delle persone, si renderebbe protagonista di pratiche illegali. Tra una canzone e l’altra, il racconto di questo individuo – che per chi vuole abbandonare un cane sarebbe disposto persino a simularne la morte – ha offerto un brusco contrappunto alla leggerezza del varietà, ricordando come, anche nelle serate di svago, ci sia spazio per l’inchiesta sociale.

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