Spionaggi amari: i contatti tra Pazzali e i servizi segreti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’inchiesta della Procura di Milano sui dossieraggi illegali della società di investigazioni Equalize, che vede al centro Enrico Pazzali, titolare dell’agenzia e presidente autosospeso di Fondazione Fiera Milano, continua a rivelare dettagli inquietanti. Tra i nodi principali emersi dagli atti depositati in vista dell’udienza al Riesame del 19 marzo, spiccano i “contatti ricorrenti” tra Pazzali e il generale De Donno, vicedirettore dell’Aisi, i Servizi segreti interni. Un rapporto, quello tra i due, definito dagli investigatori del Nucleo di Varese come “acclarato e accertato”, che getta luce su una rete di relazioni con ambienti istituzionali e apparati deviati, capaci di alimentare un sistema di spionaggio illegale su vasta scala.
Dagli atti emerge un archivio sterminato, composto da oltre 30mila mail, seimila chat e decine di indagini occulte commissionate da imprenditori e non solo. Tra i nomi coinvolti figurano personaggi di spicco della politica, come la famiglia La Russa, il presidente del Senato Ignazio La Russa e suo figlio Leonardo Apache, quest’ultimo indagato per una presunta violenza sessuale risalente al maggio 2023. Ma non solo: anche Letizia Moratti, la famiglia Fontana e persino il campione olimpico Marcell Jacobs sarebbero finiti nel mirino di Equalize, secondo quanto riportato dai documenti.
Proprio su Ignazio La Russa e suo figlio, Pazzali avrebbe ricevuto una richiesta specifica di indagine, come dichiarato dall’ex “superpoliziotto” Carmine Gallo durante un interrogatorio davanti ai pm. Gallo, scomparso il 9 marzo scorso all’età di 66 anni, aveva rivelato che Pazzali gli aveva chiesto di effettuare accessi abusivi al Sistema di indagine (Sdi) per raccogliere informazioni sui La Russa, aggiungendo che la richiesta proveniva da “una persona a cui non posso dire di no”. Una frase che, sebbene vaga, lascia intuire legami con soggetti influenti, forse legati ai Servizi segreti o ad altri ambienti sensibili.
Non mancano, tuttavia, episodi di intimidazione. Gallo stesso aveva riferito di aver subito pressioni da parte di un indagato, senza però specificare ulteriori dettagli. Intimidazioni che sembrano essere parte di un modus operandi consolidato, teso a proteggere interessi opachi e a mantenere il controllo su informazioni riservate.
La vicenda, che ha già portato alle dimissioni di Pazzali dalla presidenza di Fondazione Fiera Milano il 25 ottobre scorso, continua a dipanarsi tra nuovi retroscena e rivelazioni. Gli atti dell’inchiesta, che toccano nodi delicati e potenzialmente esplosivi, mostrano un sistema in cui investigazioni private, richieste politiche e contatti con i Servizi segreti si intrecciano in modo preoccupante, sollevando interrogativi sulla reale portata di queste attività e sui loro possibili effetti sulla vita pubblica e privata dei soggetti coinvolti.




