Il Bodo Glimt e quel peso specifico della rimonta, tra speranza e storia passata
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Redazione Sport
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Si fa presto a dire rimonta. Un concetto esaltante in tutti gli sport, ma soprattutto nel calcio, dove si vince in undici (o addirittura in sedici) e si perde in undici. Ma anche un’impresa difficile da realizzare. La storia delle Coppe europee è piena di qualificazioni ribaltate partendo da un gol di svantaggio all’andata, mentre si riducono drasticamente i casi di rimonte partite da due o più gol di scarto. Per l’Inter di Cristian Chivu, reduci da un 3-1 subito in Norvegia, la notte di San Siro rappresenta quindi molto più di una semplice partita: è un esame di maturità, un crocevia che potrebbe definire l’intera stagione, se non altro per l’enorme differenza, in termini di pressione e aspettative, tra il proseguire il cammino in Europa o dover digerire un’eliminazione precoce contro quella che, numeri alla mano, resta una delle rivelazioni del calcio continentale.
Il richiamo della notte magica del 1990 e le altre imprese
Quando si parla di rimonte, a Milano, il pensiero corre inevitabilmente a certe notti indimenticabili. Una su tutte, per affinità tecnica con la situazione attuale, è quella del 7 novembre 1990, quando l’Inter di Giovanni Trapattoni ribaltò il 2-0 subito a Birmingham contro l’Aston Villa con un perentorio 3-0 a San Siro -1. Jurgen Klinsmann, uno dei protagonisti di quella partita, ha recentemente ricordato come l’atmosfera allo stadio fosse semplicemente incredibile, carica di un’energia tale da trascinare la squadra oltre ogni difficoltà; un insegnamento, il suo, che sottolinea come non sia necessario segnare subito tutti i gol necessari, ma abbia la meglio chi sa avere pazienza e crederci fino alla fine -1. Non fu l’unica volta, intendiamoci. Negli annali nerazzurri figurano anche il 3-0 al Liverpool nella semifinale di Coppa dei Campioni del 1965, o il netto successo per 3-0 contro lo Strasburgo nel 1997, ma il parallelo con l’Aston Villa resta il più calzante: anche lì si trattava di ribaltare due reti di passivo in una competizione europea, con una squadra che poi, tra l’altro, avrebbe vinto la coppa -3. Quattro su undici: è questo il bilancio delle qualificazioni dell'Inter nelle competizioni europee dopo aver perso l'andata con due gol di scarto. Dati alla mano, non siamo di fronte a un’eventualità statistica, ma alla possibilità di scrivere una pagina di storia.
L’ostacolo norvegese e le parole di Knutsen
Di fronte, però, non c’è una squadra qualunque. Il Bodo Glimt, ormai, è una realtà consolidata del calcio europeo, capace di eliminare la Roma negli scorsi anni e di tenere testa a chiunque, specialmente con il suo approccio moderno e spregiudicato. Il tecnico Kjetil Knutsen, intervistato alla vigilia, ha risposto con secchezza e senza troppi giri di parole a chi sottovalutava la sua squadra: ha ricordato che quando il Manchester City ha perso contro di loro non ha mai lamentato il freddo o il campo, limitandosi a fare i complimenti agli avversari -9. Una frecciata velenosa, la sua, per scuotere l’orgoglio nerazzurro e ribadire che la squadra norvegese non sarà certo intimidita dal palcoscenico di San Siro. L’errore più grave, come ha sottolineato Klinsmann, sarebbe proprio quello di trattarli da principianti: il Bodo Glimt ha acquisito una dimensione europea e, anche lontano dalle proprie mura amiche, sa essere letale in contropiede, sfruttando la velocità dei suoi esterni e la qualità di giocatori come il danese Hogh, già in gol all’andata -2.
La strategia di Chivu e l’asse italiano
Per riaprire i giochi, Chivu dovrà quindi dosare attentamente entusiasmo e tattica. La squalifica di Lautaro Martinez, capitano e uomo simbolo, priva l’Inter del suo leader in area, ma apre le porte a una nuova consacrazione per Pio Esposito, già a segno in Norvegia e indicato da molti, Klinsmann compreso, come il possibile uomo del destino -1. Il giovane attaccante, oltre a non conoscere la paura, ha dimostrato di avere la giusta personalità per gestire la pressione. Accanto a lui, l’Inter si affida al suo invidiabile asse italiano: Barella, Bastoni e Dimarco sono chiamati ad alzare il livello, non solo con le giocate ma anche con il carattere, accendendo il pubblico e trascinando la squadra in una serata che deve avere il sapore di quelle leggendarie -1. Dimarco, in particolare, sta vivendo un momento di forma strepitoso, con numeri da assistman da urlo che lo rendono l’arma in più sui calci piazzati e nelle incursioni sulla sinistra -3. A centrocampo, il tecnico rumeno potrebbe affidarsi a elementi di qualità come Zielinski e Luis Henrique, risparmiati all’andata, con l’obiettivo di controllare il possesso palla e non scoprirsi mai, perché il Bodo, come detto, è letale in ripartenza -9.
L’umore del campionato e le implicazioni sulla Champions
Paradossalmente, la squadra arriva a questo appuntamento con una serenità mentale che deriva dal campionato. Il vantaggio sul Milan, secondo le parole del giornalista Riccardo Trevisani, è ormai così importante che la logica lascia pensare a uno scudetto virtualmente già conquistato, anche se dopo il derby di ritorno, fissato per il 7 o 8 marzo, resteranno ancora dieci giornate da giocare -4. Questa consapevolezza, però, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: da un lato, toglie l’assillo del risultato e permette di giocare con maggiore libertà mentale; dall’altro, come ha osservato Trevisani, se l’Inter dovesse passare il turno e proseguire il cammino in Champions, il dispendio di energie fisiche e mentali potrebbe influire sul prosieguo del campionato, rendendo la corsa meno scontata di quanto appaia oggi -4. Per certi versi, il Milan dovrebbe quasi tifare per l’Inter, perché una squadra ancora in corsa su tutti i fronti difficilmente riuscirà a mantenere lo stesso ritmo infernale in Serie A.
L’errore da non ripetere e la fiducia dei tifosi
Martedì sera, insomma, non si gioca solo per un posto agli ottavi. Si gioca per evitare che un’eliminazione precoce, dopo due finali in tre anni, diventi una macchia difficile da cancellare su una stagione comunque positiva -1. E poi, c’è il fattore San Siro, quel teatro che ha ospitato notti magiche e che, come dimostrano i dati, può trasformare l’impossibile in realtà. Più di un italiano su due, il 55% degli scommettitori, crede fermamente nella rimonta dell'Inter contro il Bodo/Glimt, un dato che testimonia quanto sia radicata la fiducia nella capacità di ribaltare il risultato -7. Un’eventuale qualificazione, oltre al prestigio, porterebbe in dote anche un tesoretto di circa 20 milioni di euro tra bonus Uefa e botteghino, cifra non trascurabile per le casse societarie -3. La storia, d’altronde, insegna che spesso le grandi rimonte hanno poi portato alla vittoria del trofeo, e se è vero che oggi nessuno in casa nerazzurra osa pensare a vincere la Champions, è altrettanto vero che l’obiettivo minimo, per una squadra con questo pedigree, non può che essere il passaggio del turno.




