Il Bodo/Glimt si è arreso soltanto a Lisbona, e il confronto con l’Inter diventa inevitabile
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Redazione Sport
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L’avventura del Bodo/Glimt in questa Champions League, una corsa che aveva dell’incredibile e che aveva fatto innamorare gli appassionati di calcio di tutta Europa per la sua natura di underdog caparbio e vincente, si è infine conclusa sotto il diluvio di Lisbona. La squadra norvegese, capace di espugnare campi leggendari come San Siro e l’Metropolitano e di travolgere il Manchester City, ha dovuto alzare bandiera bianca al José Alvalade, dove lo Sporting Clube de Portugal ha messo in scena una rimonta da antologia. Il 5-0 inflitto ai biancoverdi, dopo il 3-0 subito all’andata in Norvegia, non è solo un risultato pesantissimo, ma un vero e proprio manifesto di forza e determinazione da parte della squadra allenata da Rui Borges.
La domanda, nell’ambiente calcistico italiano e non solo, sorge spontanea e viene rilanciata con pungente ironia da chi osserva: e allora, l’Inter? Perché i nerazzurri, a febbraio, nei playoff che valevano l’accesso agli ottavi, non sono riusciti in un’impresa che lo Sporting ha invece compiuto a marzo? Il Bodo/Glimt che ha passeggiato a San Siro, vincendo 2-1 e chiudendo la pratica con un aggregato di 5-2, è parso una squadra solida, cinica e assolutamente impermeabile alla pressione. Lo stesso Bodo/Glimt, ieri, è apparso irriconoscibile, schiacciato dalla mole di gioco avversaria e incapace di reagire, come se il fattore ambientale e la spinta del pubblico portoghese avessero un peso specifico molto diverso da quello dell’atmosfera talvolta rarefatta che si respira a Milano nelle notti europee.
L’impresa dello Sporting e il mago Rui Borges
La notte magica dello Sporting, che torna ai quarti di finale dopo un digiuno lunghissimo, ha un architetto preciso: Rui Borges. Per capire la portata del miracolo sportivo, bisogna tornare indietro di qualche anno, quando Borges, ancora giocatore, veniva soprannominato “piccolo Figo”. Un’etichetta suggestiva, certo, per un’ala destra che di strada ne ha fatta tanta, ma che ha chiuso la carriera in quarta divisione, a Mirandela. È lì, nella sua terra, che qualcuno lo sfidò a mettere in pratica quella curiosità e quella visione di gioco che mostrava in campo. Lui accettò, e da quella scommessa è partita un’ascesa vertiginosa. Oggi, Borges siede sulla panchina di un club che sembrava in difficoltà dopo l’addio di Ruben Amorim, e lo ha fatto con una semplicità quasi disarmante, come testimonia l’orologio Casio da 20 euro che porta al polso, lontano anni luce dai lussi del calcio moderno e simbolo di un’umiltà che non ha mai abbandonato.
La sua gestione della doppia sfida contro il Bodo/Glimt è stata un capolavoro tattico e mentale. All’andata, in Norvegia, la sua squadra era apparsa in balia degli avversari, incassando tre reti. Ma Borges, forte di una flessibilità tattica che ha rivoluzionato l’eredità di Amorim, è passato a una difesa a quattro e ha ridisegnato la squadra, esaltando giocatori come Trincão, che ieri è stato semplicemente devastante. I numeri parlano chiaro: lo Sporting ha chiuso la partita con 38 tiri totali, 16 calci d’angolo e un possesso palla schiacciante, dimostrando una fame e una convinzione che hanno letteralmente annientato gli avversari.
Il crollo norvegese e i fantasmi nerazzurri
Di fronte a questa furia, il Bodo/Glimt si è sciolto come neve al sole, per restare in tema di latitudini artiche. L’allenatore Kjetil Knutsen, onesto e disincantato, ha ammesso che la sua squadra non ha giocato la partita, ma l’occasione, e che l’evento si è rivelato troppo grande da gestire. Una lettura che suona come una pietra nello stagno delle considerazioni sul percorso dell’Inter. Perché i nerazzurri, a febbraio, avevano di fronte lo stesso Bodo/Glimt, forse meno brillante rispetto alla versione vista in inverno, ma certamente non trascendentale. Eppure, la squadra allora guidata da Cristian Chivu non è riuscita nemmeno a lottare, perdendo malamente all’andata e subendo il colpo al ritorno, nonostante il fattore San Siro.
La riflessione che emerge, leggendo i resoconti dei giornali portoghesi e le cronache della notte di Lisbona, è impietosa. Come ha scritto la Repubblica, lo Sporting ha fatto negli ottavi quello che l'Inter avrebbe dovuto quantomeno tentare nei playoff. Una differenza abissale di approccio, di intensità e di cattiveria agonistica. Il Bodo/Glimt, che in Norvegia gioca su un campo sintetico e in condizioni climatiche proibitive, aveva dimostrato di soffrire il gioco veloce e tecnico, ma l’Inter non è mai riuscita a imporlo. Lo Sporting, invece, ci è riuscito in modo sublime, ribaltando un risultato che sembrava compromesso e insegnando a tutti che in Europa, a volte, non basta la qualità sulla carta, ma serve quella incrollabile fiducia che Borges ha saputo infondere nei suoi ragazzi.
Description: Il Bodo/Glimt, dopo aver eliminato l'Inter, crolla a Lisbona contro uno Sporting trascinato dal suo “mago” Rui Borges. L'impresa portoghese riapre il confronto con i deludenti nerazzurri.




