Il “piccolo Figo” e il Casio da venti euro: Rui Borges e lo Sporting riscrivono la storia della Champions

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Bastava un orologio dal costo irrisorio, un Casio da venti euro acquistato forse in un qualsiasi mercato portoghese, e un nomignolo, “piccolo Figo”, ereditato più per la posizione in campo che per un talento paragonabile a quello del fuoriclasse di Almada, per cancellare la favola del Bodo/Glimt. Rui Borges, l’allenatore dello Sporting Lisbona che nella notte portoghese ha ribaltato il 3-0 subito in Norvegia rifilando un secco 5-0 ai tempi supplementari, è l’artefice di un’impresa che riporta i biancoverdi ai quarti di finale dopo quarantatré anni. E tutto, si potrebbe dire, nacque da una scommessa, da una provocazione lanciata quasi per gioco: “Visto che fai tante domande e sei così curioso, perché non provi ad allenare?”. Borges, che in campo aveva un cervello da regista pur giocando ala destra, accettò con entusiasmo nonostante il suo personale scetticismo, iniziando così un viaggio che dalla quarta divisione, dal Mirandela, la sua città, lo ha portato a diventare il Re Mida del calcio portoghese.

In una sera di diluvio allo José Alvalade, la squadra di Rui Borges ha fatto quello che l’Inter, solo qualche settimana prima, non era riuscita nemmeno a tentare. Il parallelo tracciato dalla stampa italiana è impietoso ma inevitabile, visto che i norvegesi del Bodo/Glimt avevano eliminato i nerazzurri di Cristian Chivu con un 5-2 complessivo, infliggendo una lezione di cinismo e concretezza. Lì, a San Siro, l’Inter sprecò l’opportunità di raddrizzare una sconfitta pesante; qui, invece, lo Sporting ha dominato l’inerzia della partita, trasformando l’ansia da rimonta in un’apoteosi di gol. La rimonta è iniziata con il colpo di testa di Goncalo Inacio su calcio d’angolo, è proseguita con la rete facile di Pedro Goncalves servito da Luis Suarez ed è stata completata nei novanta minuti dal penalty dello stesso Suarez, freddo e glaciale nonostante la pressione. Ma l’orgasmo calcistico è arrivato nei supplementari: Maximiliano Araujo, dopo appena due minuti, ha firmato il 4-0 che dava la qualificazione, prima del definitivo 5-0 messo a segno da Rafael Nel.

A guardare il polso di Rui Borges, mentre corre esultando a bordo campo, non c’è traccia di costosi cronografi. C’è invece quel Casio portafortuna, un talismano che lo accompagna dai tempi del Mirandela e che simboleggia l’umiltà di un percorso fatto di scalate vertiginose. Perché se il “piccolo Figo” da calciatore aveva chiuso la carriera in quarta divisione, l’allenatore Borges ha dimostrato di possedere una capacità di lettura del gioco fuori dal comune. Chiamato a sostituire Ruben Amorim – passato al Manchester United – in un momento di grande scetticismo da parte della piazza e della critica, che vedeva in lui un tecnico “mediocre” per una situazione troppo complicata, ha risposto vincendo campionato e coppa nazionale, e ora regalando alla Champions League una delle notti più emozionanti della stagione. La sua capacità di adattare il modulo, passando dalla difesa a tre ereditata al suo 4-2-3-1, ha disinnescato la macchina norvegese che aveva invece messo in crisi le difese di Manchester City e Atletico Madrid.

Il peso dell’azzardo e la gloria della rimonta perfetta

La partita, in terra lusitana, è stata una dimostrazione di forza che non ammette repliche. Il Bodo/Glimt, quella squadra norvegese “anonima” ma capace di umiliare le grandi d’Europa con un gioco spregiudicato, si è trovata improvvisamente impaurita, schiacciata dalla pressione asfissiante degli avversari. Come ha notato chi segue il calcio, “2+2 non fa 4” nel calcio: lo Sporting, che qualche mese fa a Napoli non aveva destato chissà quale impressione perdendo meritatamente 2-1, ha rifilato cinque reti senza subirne nessuna a quella stessa squadra che aveva fatto passare per squadrone una certa stampa nazionale dopo le vittorie contro l’Inter. E se i nerazzurri, prossimi alla vittoria del campionato italiano, avevano visto sfumare il sogno europeo proprio contro questi norvegesi, lo Sporting ha invece saputo ribaltare la narrativa, cancellando lo 0-3 dell’andata con una prestazione definita “eroica”.

I numeri raccontano di un dominio territoriale e di un’intensità che il Bodo non ha saputo reggere. Ben 38 tiri totali verso la porta di Haikin, una mole di gioco che ha costretto gli scandinavi a chiudersi in un blocco basso che non ha retto all’urto. Al di là del risultato, ciò che colpisce è la genesi di questa impresa. Rui Borges, che da giocatore “faceva tante domande” e si interessava agli esercizi, ha applicato quella stessa curiosità alla costruzione della squadra. Nonostante la perdita di giocatori chiave come Gyokeres e una serie di infortuni che avrebbero potuto compromettere il cammino, ha ridato vita a elementi come Trincao, trasformandolo nel faro tecnico della manovra, e ha plasmato un gruppo che sembra credere ciecamente nel proprio tecnico. La festa negli spogliatoi, al termine della partita, è stata il sigillo su una notte magica, la conferma che la scommessa lanciata anni fa a Mirandela – “perché non provi ad allenare?” – si è trasformata in un viaggio destinato a lasciare il segno nella storia recente del calcio europeo.

Meta Description: La favola Bodo/Glimt finisce a Lisbona: Sporting ribalta lo 0-3 con un 5-0 ai supplementari. Rui Borges, il tecnico dal Casio da 20 euro, conduce i portoghesi ai quarti di Champions.

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