Taglio accise, arriva la proroga “breve” (forse di 15 giorni) e lo sconto mirato per i redditi bassi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il conteggio alla rovescia, per gli automobilisti italiani, è ormai agli sgoccioli. Con la scadenza del taglio delle accise fissata per il 2 maggio, l’aria che tira a Palazzo Chigi non è più quella di una semplice estensione “tappabuchi”, bensì quella di una ristrutturazione profonda della misura. Dopo settimane di trattative serrate e di monitoraggio costante dell’impennata dei prezzi – un’impennata che trova la sua origine prima nella crisi mediorientale e poi nelle tensioni sul fronte Iran-Usa -2-5 – il governo guidato da Giorgia Meloni si appresta a varare un nuovo decreto, probabilmente già nel Consiglio dei ministri in programma giovedì, che stravolge l’approccio finora utilizzato.

Più corta, più mirata: la strategia del governo per calmierare il gasolio

La prima novità sostanziale, emersa con chiarezza dalle dichiarazioni della presidente del Consiglio al termine dell’ultimo vertice, riguarda la durata. Niente più proroghe lunghe o “orizzontali” come quelle viste in passato; l’ipotesi concreta, che sta prendendo nelle bozze del provvedimento, è quella di un’estensione limitata a circa 15 giorni oltre il fatidico 1° maggio. L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo è quello di restare “ancorati” all’evoluzione del quadro internazionale – una vicenda, quella dei conflitti e delle rotte commerciali, che continua a dettare l’agenda economica – senza però rinunciare a intervenire in maniera tempestiva.

Ma non è solo la durata a cambiare. La vera rivoluzione, se così possiamo definirla, riguarda la selezione del beneficiario. Fino ad oggi, lo sconto sulle accise (che era costato allo Stato circa 700 milioni di euro per tenere a bada i prezzi) aveva avuto il merito di calmierare la corsa del petrolio, ma il difetto di essere indistinto. Ora, la premier Meloni ha messo nero su bianco un principio chiaro: non tutti i carburanti sono uguali, e non tutti gli italiani devono ricevere lo stesso aiuto. “L’aumento del gasolio è stato molto più significativo rispetto a quello della benzina”, ha spiegato la presidente, citando un +24% per il primo contro un +6% per la seconda. Di conseguenza, la leva fiscale verrà azionata con maggiore forza sul gasolio, il carburante principe dei trasporti merci e, di riflesso, dell’inflazione trainata dai costi di logistica.

Addio sconto per tutti: la selettività come nuova parola d’ordine

Abbandonata l’idea della pioggia di sconti generalizzati, il governo sta quindi mettendo a punto un meccanismo che molti definiscono “a geometria variabile”. L’intenzione è quella di non ripetere l’errore – se così vogliamo chiamarlo – delle precedenti manovre, dove il beneficio veniva disperso su una platea enorme senza considerare i reali disagi delle varie fasce sociali. In questo contesto, si inserisce anche il rafforzamento della cosiddetta “carta sociale” o “social card”: un sostegno dedicato specificamente ai redditi più bassi, per i quali il pieno al distributore incide in modo sproporzionato sul bilancio familiare.

Sullo sfondo, a complicare ulteriormente il quadro, c’è la solita, annosa questione delle coperture. Se il precedente intervento era stato finanziato anche grazie ai proventi delle aste Ets e a un ripescaggio di risorse per circa 300 milioni, questa volta il tesoretto sembra più asciutto. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sta lavorando a una manovra che sappia dosare le poche risorse disponibili, forse attingendo a quella flessibilità di bilancio (pari allo 0,15% del Pil, circa 3,7 miliardi) che l’Europa riserva alle spese per la difesa e la sicurezza. Una partita, quest’ultima, che vede l’Italia giocare d’anticipo, cercando di riconfigurare la voce “spese energetiche” come una questione di sicurezza nazionale pur di sbloccare quei margini di manovra.

Verso il decreto: la scadenza del 2 maggio e i nodi da sciogliere

Mancano ore, insomma, alla formalizzazione del nuovo decreto. La tabella di marcia è serrata: dopo la pausa per il ponte del Primo Maggio – un fine settimana lungo che tradizionalmente è un banco di prova per i consumi e per la viabilità – l’esecutivo non può permettersi di lasciare gli automobilisti senza rete. Le dichiarazioni dei vertici del Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze), riprese durante le audizioni parlamentari, confermano che l’orientamento è quello di andare “oltre il 1° maggio”, ma con la consapevolezza che la guerra in Iran e le oscillazioni del greggio potrebbero rendere necessario un ulteriore giro di vite in autunno.

Resta da capire, nel dettaglio tecnico del provvedimento, se il taglio “differenziato” verrà applicato riducendo semplicemente l’aliquota sul gasolio oppure attraverso un meccanismo di crediti d’imposta per gli autotrasportatori, come già sperimentato in passato (quando venne erogato un contributo del 28% sull’acquisto del diesel). Quel che è certo, osservando i movimenti delle ultime 48 ore, è che la politica dei prezzi calmierati sta cambiando pelle: finisce l’era dello sconto omnibus, inizia quella del chirurgico intervento sulle sacche di fragilità economica. In attesa dei numeri definitivi del provvedimento, che potrebbe arrivare già in Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni, il consiglio per chi deve mettersi in viaggio è quello di tenere d’occhio i cartelli luminosi dei distributori: l’importante, per il governo, è che quei numeri non schizzino di nuovo verso i 2,10 euro al litro.

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