Tragedia sul Pasubio, la cordata precipita per cento metri: due giovani morti, un sopravvissuto agganciato alla parete

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’allarme è scattato poco prima di mezzogiorno, quando un’altra cordata – che stava affrontando le stesse difficili captazioni della montagna – ha assistito alla scena senza poter fare nulla per evitarla. Sul versante vicentino del Monte Pasubio, precisamente nella zona dello Sojo d’Uderle, luogo noto agli appassionati per le sue linee affilate ma che nasconde tratti esposti e insidiosi, due giovanissimi alpinisti hanno perso la vita in una caduta di circa cento metri.

La vittima, un ragazzo del 2000 e una ragazza del 2001 (rispettivamente di 26 e 25 anni), faceva parte di un trio rimasto invischiato in una dinamica ancora tutta da ricostruire da parte degli inquirenti.

Un recupero in parete sotto la nebbia

Poco dopo le 11.40, il Soccorso alpino di Schio ha attivato la macchina dei soccorsi, arrivando alla base della parete rocciosa grazie al supporto dell’elicottero di Trento. A bordo dell’aeromobile, il tecnico di elisoccorso e il medico sono stati verricellati nelle vicinanze del luogo dello schianto, ma per i due ragazzi non c’era ormai più nulla da fare.

Il terzo componente della spedizione, invece, è stato recuperato ancora incordato alla roccia: sebbene sotto choc, l’uomo è rimasto fisicamente illeso, aggrappato a quella che doveva essere un’escursione di piacere e che si è trasformata in un incubo. Le operazioni di recupero, a quel punto, si sono dovute scontrare con una variabile imprevista e impietosa: la fitta nebbia che avvolgeva le cime impedendo all’eliambulanza di procedere con il sollevamento delle salme.

Un weekend nero sulle Alpi

Non si tratta di un episodio isolato, ma del tragico epilogo di un fine settimana che passerà alla cronaca per la sua ferocia statistica. Se da un lato le due giovani vite spezzate sul Pasubio rappresentano l’urto più vicino, dall’altro vanno ad aggiungersi a un conteggio già drammatico che aveva visto altre sette vittime tra sabato e domenica su diversi fronti alpini: dal Gran Paradiso al Monte Bianco, fino al ghiacciaio della Brenva, la montagna ha dimostrato ancora una volta il suo volto più severo, colpendo cordate esperte e meno esperte con cadute e incidenti spesso mortali.

Le difficili condizioni meteo, con banchi di nebbia che hanno reso impervio il volo dei soccorritori, hanno complicato ulteriormente le operazioni in questa domenica di sole, trasformando un gesto di coraggio fisico in una trappola di ghiaccio e roccia.

L’inchiesta e la dinamica dello spigolo Boschetti-Zaltron

Gli inquirenti stanno ora cercando di far luce su quanto accaduto poche centinaia di metri sopra la linea degli alberi, laddove la cosiddetta via dello “Spigolo Boschetti – Zaltron” si inerpica sul versante sud-est del Soglio d’Uderle. Si tratta di una scalata storica, considerata tra le più affascinanti delle Prealpi Vicentine, ma che richiede concentrazione assoluta e preparazione tecnica; proprio qui, la cordata avrebbe perso l’equilibrio o forse sbagliato un passaggio chiave, precipitando nel vuoto.

Il sopravvissuto, una volta affidato alle cure mediche e psicologiche del caso, potrà forse fornire ai carabinieri e ai tecnici del Soccorso Alpino i tasselli mancanti per ricostruire gli ultimi, fatali secondi prima del volo. Per ora, l’unica certezza è quella dell’elenco delle vittime e l’amaro conteggio di chi non ce l’ha fatta, lasciando la valle in attesa di poter riportare a casa i due giovani alpinisti appena la coltre di nebbia lo consentirà.

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