Altro che crisi, il posto fisso esiste: il diploma Its Academy che a Udine garantisce il lavoro al 100%
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Redazione Economia
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Un Titolo di studio, rilasciato su carta filigranata speciale stampata direttamente dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, che vale più di una semplice promessa occupazionale: alla Its Academy di Udine, la consegna dei diplomi per il biennio 2021-2023 è diventata l’occasione per certificare numeri da primato, con una percentuale di occupazione che in alcuni corsi tocca letteralmente il cento per cento. Su cento giovani che hanno completato il percorso biennale, infatti, il 94,85% risulta già inserito nel mondo del lavoro, un dato che sale fino a sfiorare l’assoluta totalità per tre dei cinque indirizzi portati all’esame di Stato. Trentuno di loro, va sottolineato, hanno ottenuto il massimo dei voti, cento o cento e lode, e la votazione media complessiva si è attestata abbondantemente sopra il novanta. Il cuore del cosiddetto “Modello Udine”, e lo si è visto durante la cerimonia che si è tenuta a Spazio Villalta alla presenza, tra gli altri, della presidente della Fondazione Paola Perabò e del vicepresidente di Confindustria Udine Mario Toniutti, risiede nella sinergia costante con le imprese del territorio, le stesse che non solo contribuiscono a disegnare i programmi, ma che poi assumono quasi immediatamente chi esce da quei corsi.
Il fenomeno, del resto, non rappresenta un caso isolato o una semplice eccezione statistica, ma piuttosto la spia di un paradosso strutturale del mercato del lavoro italiano, fotografato con precisione dai dati Excelsior realizzati da UnionCamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro. Se da un lato le aziende programmano milioni di assunzioni, dall’altro faticano a trovare le figure con le competenze specifiche richieste: il mismatch, ovvero il disallineamento tra domanda e offerta, riguarda quasi la metà dei profili ricercati, con punte del 57,3% per i tecnici diplomati proprio presso gli Istituti Tecnologici Superiori. Significa che mentre a Udine i neodiplomati trovano subito una collocazione, magari trasferendosi all’estero, in Qatar o nell’Africa centrale come accaduto ad alcuni di loro, a livello nazionale le imprese rimangono con un vuoto in organico, incapaci di reperire quelle competenze tecniche che diventano sempre più strategiche in settori come la meccatronica, l’efficienza energetica o la mobilità sostenibile.
Il paradosso dei tecnici introvabili e la risposta della formazione applicata
A fronte di una richiesta che, per i diplomati Its, si concentra in ambiti come i servizi alle imprese, lo sviluppo di prodotto e la meccatronica – solo per citare i settori con i volumi maggiori, con rispettivamente ventisette, sedici e tredicimila ingressi programmati – le difficoltà di reperimento raggiungono livelli paradossali. In alcuni settori specifici, come la sostenibilità energetica o la produzione di apparecchi medicali, tre posizioni su quattro restano scoperte. Ecco perché il caso udinese diventa un osservatorio privilegiato: qui la formazione non è lasciata alla sola teoria, ma costruita in laboratorio con un approccio learning by doing, e i formatori stessi provengono per metà dal mondo delle libere professioni e delle imprese. Una ricetta che, come dimostrato anche dai monitoraggi nazionali di INDIRE, garantisce non solo occupazione, ma occupazione coerente con gli studi, con percentuali che sfiorano il novantaquattro per cento in termini di pertinenza del lavoro svolto rispetto a quanto appreso durante il percorso.
La platea dei diplomati udinese, d’altra parte, offre uno spaccato interessante anche per quanto riguarda la prosecuzione degli studi: solo tre di loro, infatti, hanno scelto di iscriversi all’università, segno che per la stragrande maggioranza l’ingresso nel mondo del lavoro rappresenta l’obiettivo primario e immediato. Un orientamento che sembra andare di pari passo con le necessità espresse dalle imprese, sempre più alla ricerca di figure intermedie dotate di elevate competenze tecniche, quelle stesse competenze che il sistema dell’istruzione superiore tradizionale, talvolta troppo accademico e distante dalle dinamiche produttive, fatica a produrre in numeri sufficienti. E mentre il dibattito nazionale si interroga su come ridurre il gap, con proposte che vanno dall’orientamento precoce al potenziamento della filiera tecnologica “quattro più due”, la realtà friulana mostra che quando la scuola e l’azienda si siedono allo stesso tavolo, il risultato è un tasso di occupazione che non lascia spazio a interpretazioni.
L’eccellenza dei percorsi e il riconoscimento del Ministero
Che il metodo funzioni, peraltro, lo certificano anche i numeri dei diplomati con lode, trentuno su cento, e una valutazione media che supera abbondantemente il novanta. Numeri che non passano inosservati, tant’è che i corsi dell’Its Academy di Udine sono stati più volte inseriti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito nelle fasce di maggiore punteggio tra quelli esaminati a livello nazionale, ottenendo anche premialità economiche. Il titolo rilasciato, lo si accennava, è quello ufficiale stampato dal Poligrafico dello Stato, e la cerimonia di consegna – che ha visto salire sul palco anche l’assessore all’Istruzione Federico Angelo Pirone e il direttore del Servizio istruzione della Regione Patrizia Pavatti – ha assunto così i contorni di un vero e proprio rito laico di passaggio verso il lavoro. Un passaggio che, per molti di questi giovani, significa anche mobilità geografica: non solo Europa, ma destinazioni extracontinentali, segno che la preparazione acquisita è spendibile ben oltre i confini regionali o nazionali.
La forza del modello, in definitiva, sta nella sua capacità di adattare l’offerta formativa a quella che è la domanda reale e immediata delle aziende, evitando la produzione di profili generici e difficilmente collocabili. Se a livello nazionale, come rilevato da UnionCamere, i numeri parlano di una difficoltà generalizzata a trovare personale qualificato, con particolare riferimento ai laureati in discipline Stem e ai tecnici specializzati, l’esperienza udinese dimostra che il problema non è la mancanza di posti di lavoro, ma la carenza di persone formate per ricoprirli. E in questo scenario, la Its Academy si propone come un ponte tra due mondi che troppo spesso faticano a comunicare: quello della formazione e quello della produzione, con il risultato che diplomarsi qui significa, per quasi tutti, avere già un’occupazione in tasca prima ancora di ricevere il diploma. Una lezione, questa, che potrebbe e forse dovrebbe essere esportata ben oltre i confini del Friuli Venezia Giulia, in un Paese che continua a cercare disperatamente tecnici introvabili.




