Messi, addio all’Argentina tra lacrime, un gol e due assist
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Redazione Sport
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Lionel Messi ha salutato l’Argentina con un gol e due assist nella vittoria per 3-0 sul Benin, trasformando la sua ultima partita con la nazionale in una lunga notte di emozioni al Monumental di Buenos Aires. Davanti a oltre 85 mila spettatori, il capitano ha chiuso una storia internazionale durata 21 anni e iniziata nel 2005, lasciandosi andare alle lacrime già durante il tragitto in pullman verso lo stadio e poi durante l’inno. In campo, però, il congedo non è stato soltanto una cerimonia: il numero 10 ha partecipato a tutte le reti della Selección, prima servendo i compagni e poi trovando personalmente il gol che ha portato il risultato sul definitivo 3-0.
Il Monumental si ferma al minuto 10 per salutare il capitano
La dimensione speciale della serata era evidente prima ancora del calcio d’inizio. Sul terreno di gioco è stata esposta una gigantesca maglia argentina con la scritta “Gracias” sopra il numero del capitano, mentre dagli spalti arrivavano cori e applausi. Durante l’inno nazionale, interpretato dall’ex combattente delle Malvine Fabio Santana, il fuoriclasse rosarino era accompagnato dai figli Thiago, Mateo e Ciro e non è riuscito a trattenere l’emozione. Accanto a lui anche Lionel Scaloni è apparso commosso. Il momento più simbolico è arrivato al decimo minuto, quando l’arbitro Fernando Véjar ha interrotto appositamente il gioco: tutto lo stadio si è alzato in piedi, tra fuochi d’artificio e un’ovazione prolungata, mentre anche i calciatori africani si sono avvicinati per rendergli omaggio.
La partita ha poi restituito spazio al calcio. Il primo assist ha permesso a Nicolás Otamendi, a sua volta al passo d’addio alla nazionale, di andare a segno sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Più avanti è arrivato il passaggio decisivo per Nico Paz, che ha firmato un’altra delle tre reti argentine. Il protagonista della serata ha cercato ripetutamente anche la conclusione personale, trovando sulla propria strada il portiere avversario e sprecando altre occasioni favorevoli. Alla fine il suo momento è arrivato dal dischetto: il rigore realizzato è diventato il 126° gol con la maglia albiceleste, nell’apparizione numero 208. La gara è stata giocata interamente dal trentanovenne, che ha raggiunto anche quota 70 assist internazionali.
Da 21 anni di tormenti ai trofei con la Selección
Il peso dell’addio nasce anche dal percorso vissuto con una maglia che, per una parte della carriera, gli aveva regalato più sofferenze che celebrazioni. Dopo anni segnati dalle finali perse e dalle critiche, il rapporto con il calcio argentino è cambiato definitivamente con la stagione dei grandi successi internazionali. Nel suo palmarès con la nazionale maggiore figurano il Mondiale, due Coppe America e la Finalissima, a cui si aggiungono la medaglia olimpica e il Mondiale Under 20 conquistati all’inizio del percorso. Ha partecipato complessivamente a sei edizioni della Coppa del Mondo, diventando il primatista argentino per presenze e reti internazionali e arrivando al congedo dopo avere trasformato una lunga rincorsa ai trofei in una delle carriere più vincenti della storia della Selección.
Il saluto non ha coinvolto soltanto lo stadio. A Rosario, città natale del campione, è stata preparata una gigantesca maglia con il numero 10 e un messaggio di ringraziamento, mentre diversi luoghi di Buenos Aires sono stati illuminati con i colori bianco e azzurro. Sugli spalti del Monumental erano arrivati tifosi anche dall’estero, in una giornata iniziata diverse ore prima della partita con una fan zone e spettacoli musicali. La programmazione ha coinvolto, tra gli altri, Un Poco de Ruido, Sebastián Mendoza, Santi Cairo, Q’ Lokura e Damas Gratis; durante l’intervallo Gaspar Benegas ha suonato “Ji ji ji”, brano legato alla storia dei Patricio Rey y sus Redonditos de Ricota.
Droni, musica e l’ultima festa dopo il fischio finale
Al termine dell’incontro il terreno del Monumental si è trasformato nel palco dell’ultima cerimonia. Uno spettacolo di droni, luci e pirotecnica ha accompagnato gli omaggi, mentre Soledad Pastorutti si è esibita davanti al pubblico ancora presente sugli spalti; successivamente è salito sul palco Ulises Bueno con il suo show “Trampa”. Il capitano ha preso infine il microfono per rivolgersi direttamente ai tifosi, definendo quella dell’addio la giornata più triste della propria carriera e ricordando di avere realizzato con la nazionale i suoi sogni. La festa organizzata dalla federazione argentina si è conclusa con quel messaggio, dopo una giornata nella quale musica e spettacolo avevano accompagnato l’intero programma del Monumental.
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