Simona Cinà, i funerali della pallavolista morta in piscina a Bagheria: la chiesa gremita e il mistero sull’ematoma
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Redazione Interno
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La Chiesa Madre di Capaci, venerdì 8 agosto, non è riuscita a contenere la folla accorsa per l’ultimo saluto a Simona Cinà, la ventenne morta annegata sei giorni prima nella piscina di una villa a Bagheria, durante una festa di laurea. I compagni di squadra, che hanno indossato magliette bianche con il suo nome e il numero 24, erano tra i più visibili in un mare di volti giovani e meno giovani, mentre fuori dalla chiesa gli applausi hanno accompagnato il feretro.
L’autopsia, i cui primi risultati hanno confermato la presenza di acqua nei polmoni, non ha ancora chiarito del tutto le dinamiche dell’incidente, ma ha sollevato interrogativi su un ematoma rilevato sulla nuca della ragazza. Gabriele Giambrone, l’avvocato della famiglia, ha sottolineato la necessità di accertamenti più approfonditi, sebbene gli inquirenti ritengano improbabile che il livido si sia formato al momento del decesso. "Manca traccia di sangue in piscina", hanno fatto sapere fonti investigative, ipotizzando che il segno possa essersi prodotto dopo, durante la permanenza della salma nell’istituto di medicina legale.
Il dolore di Capaci, che ha proclamato il lutto cittadino, è stato espresso senza retorica dal sindaco, il quale ha parlato di "un pezzo di futuro rubato". I funerali, iniziati in ritardo a causa del traffico bloccato da un incidente, hanno mostrato quanto Simona fosse radicata nel territorio: la sua assenza, per chi l’ha conosciuta, non è solo una questione privata, ma un vuoto collettivo.




