Accordo di pace su Gaza, Hamas conferma l’intesa dopo la visita di Kushner

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’accordo di pace su Gaza resta al centro delle tensioni dopo che Hamas ha dichiarato di rimanere fedele all’intesa successiva alla visita di Kushner in Israele. Il genero del presidente Donald Trump ha avuto domenica un raro incontro con Hamas in Egitto, prima di recarsi il giorno seguente a Gerusalemme per incontrare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Nel confronto tra le parti sono emerse posizioni diverse sulla fase successiva dell’accordo, con Israele che ha ribadito di non voler lasciare la Striscia prima del completo disarmo di Hamas.

Durante un’intervista a Fox News dopo i colloqui, Kushner ha affermato che il disarmo di Hamas potrebbe iniziare entro circa 30 giorni e che la ricostruzione di Gaza non comincerebbe prima di questo passaggio. Le sue dichiarazioni si inseriscono in un quadro in cui il Board of Peace per Gaza sta valutando un cambiamento nell’approccio alla consegna delle armi. L’ipotesi considerata è quella di un disarmo totale di Hamas in un’unica fase, seguito dal ritiro di Israele dalla Striscia.

Le condizioni sul disarmo di Hamas e il ruolo di Israele

Il confronto sull’accordo di pace su Gaza riguarda soprattutto le modalità con cui dovrebbe avvenire il disarmo di Hamas e il collegamento tra questo passaggio e il futuro della Striscia. L’ufficio di Netanyahu ha annunciato la creazione di due gruppi di lavoro dedicati a Gaza, uno sulla smilitarizzazione e uno sulla salute pubblica. I gruppi sono stati concordati dal premier israeliano e dall’inviato Usa Kushner dopo l’incontro a Gerusalemme, al quale hanno partecipato anche il rappresentante del Board of Peace, Mladenov, e l’ex premier britannico Blair.

Nell’incontro tra Israele e i rappresentanti coinvolti nel percorso diplomatico è stata confermata la posizione secondo cui il ritiro dalla Striscia non avverrà prima del completo disarmo di Hamas. Questa condizione è diventata uno dei principali elementi del confronto sulle prossime fasi dell’intesa. Le dichiarazioni arrivate dopo i colloqui mostrano una distanza tra la conferma di Hamas sull’accordo e le richieste israeliane legate alla sicurezza e alla smilitarizzazione.

Le tensioni politiche e le dichiarazioni dopo i colloqui

La situazione resta segnata anche dalle polemiche sulle dichiarazioni del ministro della sicurezza nazionale israeliana Ben Gvir, che in un podcast ha sostenuto la necessità di uccidere “da 30 a 40” persone a notte a Gaza, riferendosi apparentemente ai miliziani di Hamas. Le sue parole hanno alimentato nuove reazioni nel dibattito legato alla gestione del conflitto e alle decisioni politiche israeliane. Il tema della violenza nella Striscia si è quindi aggiunto alle discussioni sull’attuazione dell’accordo e sulle condizioni poste dalle parti.

Parallelamente, il presidente Usa Donald Trump ha pubblicato sul suo social Truth una mappa dello Stretto di Hormuz con la scritta “Nuovo territorio Usa”. La dichiarazione è arrivata nello stesso contesto di tensioni internazionali seguito agli sviluppi su Gaza e agli incontri diplomatici. Nel frattempo il Board of Peace per Gaza continua a valutare il percorso legato al disarmo di Hamas, mentre i diversi attori coinvolti mantengono posizioni ancora distanti sulle modalità di applicazione dell’accordo.

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