Banca Generali e Mediolanum: la partita di Mediobanca e il nodo Nagel
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Redazione Economia
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Mentre il mercato finanziario italiano si interroga sulle mosse di Mediobanca nei confronti di Banca Generali, emerge un quadro in cui gli equilibri tra i principali player sono più intricati del previsto. Non si tratta soltanto dell’offerta pubblica di acquisto (Ops) che l’istituto di Piazzetta Cuccia potrebbe lanciare sulla controllata, ma di una strategia più ampia, che coinvolge anche Mediolanum, concorrente diretto nella gestione patrimoniale.
Andrea Sironi, presidente di Assicurazioni Generali, ha lasciato intendere che la questione potrebbe essere discussa nel prossimo cda di Banca Generali, in programma il 7 maggio. "Penso di sì", ha risposto seccamente a chi gli chiedeva se l’Ops di Mediobanca sarebbe all’ordine del giorno. Una risposta che, seppur laconica, conferma come il tema sia ormai al centro delle trattative.
Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, è considerato da molti un abile stratega, capace di muoversi con freddezza negli scacchieri più complessi. Ma la sua posizione non è certo priva di sfide. Da un lato c’è UniCredit, con Andrea Orcel che valuta un’intesa con gli azionisti di Mps, Caltagirone e Delfin; dall’altro, la competizione con Mediolanum, che pure è tra i soci di Mediobanca. Enrico Doris, patron di Mediolanum, sembra voler tenere stretto Nagel, quasi a garantirsi un ruolo nella partita.
La stampa ha definito la situazione "un domino più che un risiko", sottolineando come ogni mossa possa innescare una reazione a catena. Dietro le quinte, però, c’è una battaglia ben più concreta: quella per il controllo del risparmio privato italiano, con il governo che osserva con attenzione, preoccupato di preservare l’"italianità" del settore.




