Ups annuncia fino a 30mila tagli nel 2026 nonostante previsioni di crescita

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre presenta risultati finanziari che delineano un orizzonte di miglioramento, il colosso logistico Ups comunica una nuova, pesante ondata di riduzioni del personale. In data 27 gennaio 2026, in occasione della pubblicazione dei dati del quarto trimestre 2025, l’azienda ha reso noto l’intenzione di eliminare fino a 30mila posizioni operative negli Stati Uniti nel corso dell’anno in corso, un intervento che andrà a toccare, com’è prevedibile, i comparti fondamentali della consegna, dello smistamento e della gestione magazzini. Una decisione che, per quanto inserita in un contesto di riorganizzazione della rete, getta un’ombra lunga sulle prospettive occupazionali del settore, specialmente se si considera l’entità dei tagli effettuati appena l’anno precedente.

Un piano che punta al “ricambio naturale”

La società, guidata dall’amministratore delegato Carol Tomé, ha dichiarato di voler gestire questa delicata fase attuando le uscite principalmente attraverso il cosiddetto ricambio naturale, affiancato da un programma di dimissioni volontarie rivolto specificamente agli autisti a tempo pieno. Una strategia, questa, che l’azienda ritiene possa contenere il ricorso a licenziamenti forzati, cercando così di amministrare la complessa transizione in maniera parallela alla riorganizzazione della sua infrastruttura operativa. Tuttavia, il numero elevato di posizioni coinvolte solleva inevitabili interrogativi sulla reale capacità di assorbire una simile contrazione senza traumi sociali rilevanti, in un panorama economico dove la logistica è stata a lungo considerata un bacino di occupazione stabile.

Lo sfondo: la fine dell’era Amazon e i tagli del 2025

Il contesto in cui si inserisce questa manovra è cruciale per comprenderne la portata. L’annuncio arriva infatti nel quadro della conclusione della collaborazione su larga scala con il gigante dell’e-commerce Amazon, un partner il cui volume di affari ha a lungo sostenuto l’operatività del corriere. Come riferito, Ups si trova “negli ultimi sei mesi del piano di riduzione accelerata di Amazon”, un passaggio epocale che sta riconfigurando il core business dell’azienda. Già nel 2025, per far fronte al calo dei volumi legati a questo divorzio strategico, Ups aveva proceduto a un drastico ridimensionamento, eliminando 48.000 posti di lavoro e chiudendo ben 93 strutture, un’operazione di dimensioni tali da aver già segnato profondamente il tessuto interno dell’impresa.

Numeri in controtendenza: fatturato in crescita ma costi sociali

Il paradosso più evidente, che non sfugge agli analisti, risiede nella contemporaneità tra questi piani di razionalizzazione e le previsioni economiche positive per lo stesso esercizio 2026. Il gruppo prevede infatti un fatturato di circa 89,7 miliardi di dollari, in aumento rispetto agli 88,7 miliardi del 2025, con un margine operativo rettificato che dovrebbe assestarsi attorno al 9,6%. Stime che, se confermate, indicherebbero una solida ripresa della redditività, la quale, secondo i piani dirigenziali, verrà però costruita anche attraverso una severa ottimizzazione dei costi del lavoro. Una dinamica, questa, che ripropone un tema classico nelle ristrutturazioni delle grandi ration, dove il miglioramento dei conti spesso si accompagna, almeno nel breve periodo, a un pesante aggiustamento dell’organico.

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