Infermiere assenteista, condanna definitiva: dovrà risarcire l’Asl Toscana nord ovest con quasi 100mila euro
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Redazione Interno
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La vicenda giudiziaria che vede protagonista un infermiere professionale, dipendente a tempo indeterminato dell’Asl Toscana nord ovest, ha trovato il suo epilogo dinanzi alla Corte dei Conti, con una condanna che lo obbliga a un risarcimento economico sostanzioso. L’uomo, che all’epoca dei fatti aveva cinquantotto anni e oggi ne conta sessantotto, era stato sorpreso nell’aprile del 2015 mentre, durante l’orario di servizio, si trovava all’interno di un supermercato della provincia di Massa Carrara per sbrigare faccende gestionali legate alla sua qualifica di socio e membro del consiglio di amministrazione di una cooperativa. I carabinieri, intervenuti per un controllo, lo avevano notato in flagranza mentre era intento ad attività che nulla avevano a che vedere con l’assistenza domiciliare ai pazienti, mansione per la quale era stato regolarmente assunto e retribuito dall’azienda sanitaria.
L’inchiesta, che aveva portato all’arresto dell’infermiere nel corso dello stesso anno, aveva fatto emergere un sistema di doppia presenza piuttosto consolidato: l’uomo, dopo aver timbrato il cartellino per certificare l’inizio del turno, era solito allontanarsi dalla struttura sanitaria di Massa per recarsi al supermercato di Carrara, dove si dedicava all’organizzazione delle merci e alla contabilità. Non si è mai trattato, quindi, di una semplice e veloce commissione personale, bensì di una seconda occupazione svolta in parallelo e in modo continuativo, che di fatto lo rendeva sistematicamente assente dal posto di lavoro. La scoperta, avvenuta in una realtà territoriale non troppo estesa dove incrociare le stesse persone è piuttosto facile, aveva messo fine a quel doppio binario.
Il meccanismo delle assenze e le indagini dei carabinieri
Le verifiche avviate dai militari, che avevano portato alla luce questa condotta, si erano concentrate sulla ricostruzione delle giornate lavorative dell’infermiere e sui suoi spostamenti. Dagli accertamenti era emerso che l’uomo, pur risultando in servizio e percependo regolarmente lo stipendio, si trovava in realtà al supermercato per seguire le attività commerciali della cooperativa di cui era parte. Un comportamento che integrava, secondo l’accusa, i reati di assenteismo e peculato, dal momento che il dipendente pubblico si era appropriato del tempo lavorativo e delle risorse dell’amministrazione sanitaria per fini personali e privati. La flagranza, documentata dai carabinieri quel giorno di aprile, aveva rappresentato solo la punta di un iceberg fatto di assenze ripetute e ingiustificate, che avevano privato i pazienti dell’assistenza domiciliare a cui avevano diritto.
La sentenza della Corte dei Conti e il danno erariale
La sezione toscana della Corte dei Conti, chiamata a pronunciarsi sul danno erariale provocato all’Asl Toscana nord ovest, ha confermato la responsabilità dell’infermiere, condannandolo a risarcire l’azienda sanitaria con una somma che si aggira intorno ai centomila euro. Una cifra, nello specifico quasi centomila euro, che tiene conto non solo delle retribuzioni indebitamente percepite durante i periodi di assenza ingiustificata, ma anche del danno all’immagine subito dall’ente pubblico a causa del comportamento scorretto del suo dipendente. I giudici contabili hanno ricostruito il periodo in cui l’uomo avrebbe maturato queste assenze, arrivando a quantificare l’importo che dovrà essere restituito, con l’obiettivo di ristorare le casse pubbliche per le somme erogate senza che vi fosse la corrispondente prestazione lavorativa.
Il doppio ruolo e la vita parallela dell’operatore sanitario
L’intera vicenda ha messo in luce una condotta professionale quanto meno singolare, quella di un infermiere che, invece di dedicarsi ai malati in assistenza domiciliare, si occupava degli scaffali e della gestione amministrativa di un esercizio commerciale. Una sorta di doppia vita, resa possibile dalla fiducia riposta nel personale sanitario e dalla difficoltà di controlli capillari sul territorio. L’uomo, socio della cooperativa che gestiva il supermercato, aveva trovato il modo di conciliare le due attività, ma a discapito dei pazienti che avrebbero dovuto ricevere le sue cure e dell’ente che lo pagava. La scoperta, avvenuta quasi per caso grazie a un controllo dei carabinieri, ha permesso di interrompere questa prassi e di portare alla luce un sistema di presenze fittizie che si protraeva da tempo, gettando un’ombra sulla gestione del personale e sulla capacità di vigilanza dell’azienda sanitaria.




