Myanmar, la giunta spara su un convoglio di aiuti: "Percorso non segnalato"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella notte, l’esercito del Myanmar ha aperto il fuoco contro un convoglio umanitario diretto nelle zone devastate dal terremoto di magnitudo 7.7 che ha provocato almeno 2.719 vittime. A denunciare l’accaduto è stato l’Esercito di liberazione nazionale Tàang, una delle formazioni ribelli che si oppongono al regime instaurato dopo il golpe del 2021, secondo cui i militari avrebbero giustificato l’attacco sostenendo che il percorso non era stato segnalato. Un episodio che aggrava ulteriormente il quadro già drammatico di un Paese piegato sia dalla repressione politica sia dalla catastrofe naturale.

Intanto, tra le macerie di Naypyidaw, è stato estratto vivo un uomo rimasto intrappolato per oltre 100 ore sotto le rovine di un hotel. Le immagini diffuse dai soccorritori mostrano il momento in cui il sopravvissuto, cosciente nonostante la prolungata permanenza sotto le macerie, viene trasportato in barella attraverso un varco stretto. Un segnale di speranza in quello che è stato definito il terremoto più violento degli ultimi cento anni nel Paese.

A supporto delle operazioni di ricerca, sono al lavoro oltre 260 soccorritori russi, affiancati da cani addestrati capaci di esaminare migliaia di metri quadrati al giorno. Le unità cinofile, fondamentali per individuare eventuali superstiti ancora sepolti, stanno concentrando gli sforzi nell’area di Mandalay, una delle più colpite. L’efficacia di questi interventi, tuttavia, si scontra con le difficoltà logistiche e con le tensioni generate dalla presenza dei militari, che continuano a controllare rigidamente l’accesso alle zone disastrate.

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