Criptovalute e aiuti umanitari: le donazioni superano il miliardo dopo il terremoto in Myanmar e Thailandia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le donazioni in criptovalute per le emergenze umanitarie hanno superato, nel 2024, la soglia del miliardo di dollari, confermando una tendenza in crescita che vede la blockchain sempre più integrata nei meccanismi della beneficenza globale. Tra gli episodi più recenti, spicca quello del co-fondatore di Binance, Changpeng "CZ" Zhao, che ha trasferito 1.000 token BNB – equivalenti a circa 600.000 dollari – per sostenere i soccorsi nelle zone colpite dal terremoto che il 28 marzo ha devastato Myanmar e Thailandia. I dati on-chain, pubblici e verificabili, attestano l’invio dei fondi a organizzazioni attive nelle due nazioni, dove il sisma di magnitudo 7.7 ha lasciato dietro di sé migliaia di vittime e intere aree ridotte in macerie.

Mentre i soccorritori continuano a lavorare senza sosta – con tre persone estratte vive dalle macerie a cinque giorni dalla scossa – il bilancio provvisorio parla di oltre 3.000 morti, quasi 5.000 feriti e centinaia di dispersi. Numeri che, come sottolineato dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, giustificano pienamente l’appello alla mobilitazione internazionale: «Sono venti milioni le persone in emergenza», ha dichiarato, annunciando l’invio del coordinatore per le crisi Tom Fletcher. A complicare gli interventi, oltre alla distruzione di strade e infrastrutture, è il contesto già instabile del Myanmar, dove da anni infuria una guerra civile.

Proprio per aggirare le difficoltà logistiche e garantire trasparenza, le criptovalute si sono rivelate uno strumento efficace. Non è un caso che l’UNICEF, il cui primo volo umanitario è atterrato a Yangon con 80 tonnellate di aiuti, abbia da tempo avviato programmi pilota per l’utilizzo di fondi in blockchain. La spedizione, sostenuta dall’Unione Europea, include kit medici, tende e materiali ricreativi destinati alle famiglie con bambini, tra i più vulnerabili in queste catastrofi.

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