Myanmar, l’esercito spara su un convoglio di aiuti mentre il bilancio del terremoto supera i 2.800 morti
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Redazione Esteri
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Mentre il numero delle vittime del terremoto che ha colpito il Myanmar continua a salire, raggiungendo quota 2.886, un nuovo episodio di violenza ha segnato le operazioni di soccorso. Secondo quanto riportato dalla Bbc, citando fonti dell’Esercito di liberazione nazionale Tàang – gruppo ribelle attivo contro il regime militare – i soldati della giunta avrebbero aperto il fuoco contro un convoglio umanitario composto da nove veicoli. L’attacco, avvenuto nella notte, avrebbe preso di mira i mezzi mentre transitavano per Naung Cho, nello stato settentrionale di Shan, diretti verso Mandalay. Le truppe, stando alle ricostruzioni, avrebbero utilizzato mitragliatrici pesanti, anche se al momento non è chiaro se vi siano stati feriti o danni materiali.
L’episodio si inserisce in un contesto già segnato dalla catastrofe naturale e dalla crescente tensione tra le forze governative e i gruppi armati di opposizione, che dal colpo di Stato del 2021 controllano porzioni significative del territorio. La stessa regione di Shan, teatro dello scontro, è da mesi al centro di violenti scontri, complicando ulteriormente la distribuzione degli aiuti in aree già devastate dal sisma.
Intanto, tra le macerie, continuano i miracoli. A Naypyidaw, un uomo è stato estratto vivo dopo oltre cento ore dal crollo di un hotel, in un salvataggio ripreso dai vigili del fuoco e diffuso online. Il video mostra il momento in cui il sopravvissuto, cosciente nonostante la prolungata prigionia, viene trasportato in barella attraverso un varco stretto. Un segnale di speranza, sebbene isolato, in un panorama altrimenti dominato da numeri che crescono senza sosta.
A supporto delle operazioni, sono giunti a Mandalay oltre 260 soccorritori russi, accompagnati da cani addestrati per la ricerca di dispersi. Gli animali, capaci di perlustrare migliaia di metri quadrati al giorno, rappresentano una risorsa cruciale in contesti dove il tempo stringe e le macerie nascondono ancora possibili superstiti. L’intervento internazionale, però, non basta a stemperare le critiche verso la giunta, accusata di ostacolare gli aiuti nelle zone controllate dai ribelli.




