Il Terremoto in Myanmar tra disperazione e gesti eroici
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Redazione Esteri
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Mentre il bilancio delle vittime supera i 1.700 morti, il terremoto di magnitudo 7.7 che ha colpito il Myanmar il 28 marzo 2025 continua a lasciare dietro di sé una scia di distruzione, con intere città ridotte in macerie e migliaia di persone ancora disperse. Tra le storie che emergono dal caos, quella di una donna di 75 anni, affetta da problemi cardiaci, e dei suoi due nipoti, rispettivamente di 13 e 16 anni, rimasti sepolti per oltre 15 ore sotto le rovine di un edificio crollato a Mandalay. Le loro grida, raccontano i soccorritori, si sono mescolate al rumore assordante delle ruspe che scavavano tra i detriti, finché non sono stati tratti in salvo, segnati dalla paura ma vivi.
Il sisma, il più violento degli ultimi cento anni, non solo ha devastato interi quartieri, ma ha anche paralizzato le infrastrutture, lasciando ampie zone senza elettricità e con le comunicazioni interrotte. Yoon May, una studentessa di Mandalay, stava pranzando quando il pavimento ha cominciato a tremare sotto i suoi piedi. "Tutto è crollato in pochi secondi", racconta, descrivendo il fuggi-fuggi generale tra le urla e la polvere che oscurava il cielo. Intanto, dalle autostrade thailandesi arrivano immagini drammatiche: un autista ha filmato, in diretta, il crollo di un palazzo in costruzione, sbriciolatosi come fosse di sabbia.
Tra le macerie, però, spuntano anche storie di umanità e coraggio. In un ospedale di una città non precisata, le telecamere di sicurezza hanno immortalato due infermiere che, mentre il terremoto scuoteva le pareti, si sono strette ai neonati del reparto maternità, proteggendoli con il proprio corpo. Un gesto che, in mezzo all'orrore, ricorda come la solidarietà possa emergere anche nei momenti più bui.




