Yemen, attacco degli Houthi sulle raffinerie di Riad: missili e droni contro gli impianti Aramco. La tensione sale nel Mar Rosso

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notte in cui gli Stati Uniti hanno interrotto la loro serie di raid contro l'Iran, durata dieci giorni, un nuovo fronte di crisi si è aperto nel cuore del Medioriente. All'alba del 25 luglio, gli Houthi, il gruppo armato yemenita sostenuto da Teheran, hanno lanciato un'offensiva su larga scala contro il regno dell'Arabia Saudita, colpendo le infrastrutture petrolifere strategiche del gigante energetico Aramco.

L'attacco, che rappresenta un'escalation senza precedenti nel conflitto, ha riaperto le ferite di una guerra civile yemenita solo apparentemente sopita e ha innescato nuove, gravi tensioni per il controllo delle rotte marittime vitali, rischiando di far impennare ulteriormente i prezzi del petrolio e di gettare l'intera regione in un baratro di instabilità.

La risposta armata e l'assedio alle raffinerie

Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha rivendicato "due operazioni militari" su larga scala, definite di "grande rilevanza", condotte in risposta ai bombardamenti sauditi che nella notte precedente avevano preso di mira la città portuale di Hodeidah e l'isola di Kamaran, nello Yemen occidentale. Secondo la dichiarazione del gruppo, "decine di missili balistici, da crociera e droni" hanno preso di mira "impianti legati ad Aramco" situati nelle città saudite di Jizan, nel sud del paese, e di Yanbu, un importante polo petrolchimico sul Mar Rosso.

L’obiettivo dichiarato era quello di paralizzare l'industria energetica del regno saudita in quella che è stata descritta come una strategia di "blocco per blocco" ed "escalation per escalation", minacciando di intensificare le azioni nei prossimi giorni e ore. Colonne di fumo sarebbero state avvistate nei pressi delle installazioni colpite a Jizan, mentre l'elettricità è stata interrotta in diverse zone della città, segno dell'efficacia e della portata dell'attacco.

La difesa di ferro greca e l'intercettazione dei missili

A difendere i siti petroliferi sauditi non sono state solo le forze armate di Riad. Un ruolo cruciale nella difesa aerea del regno è stato giocato da una batteria di missili Patriot operata da un contingente militare greco, dispiegato nella regione nell'ambito di un accordo di difesa siglato nel 2021.

Fonti militari greche hanno confermato l'intervento, dichiarando che la batteria ellenica è stata in grado di intercettare e neutralizzare con successo due missili balistici lanciati dagli Houthi contro gli impianti di raffinazione di Yanbu, alle 7:15 ora greca, abbattendo in un secondo momento anche un drone proveniente dallo Yemen.

Questo intervento ha sottolineato l'importanza della cooperazione militare internazionale per la sicurezza dell'Arabia Saudita, ma ha anche evidenziato la gravità della minaccia rappresentata dagli Houthi, capaci di mettere a repentaglio non solo gli interessi di Riad ma l'intera economia globale.

Un conflitto per il controllo degli stretti

L'offensiva Houthi si inserisce in un quadro strategico più ampio, quello della battaglia per il controllo degli stretti vitali del Medioriente. Mentre gli Stati Uniti e l'Iran si contendono il dominio sullo Stretto di Hormuz, con le forze americane che hanno aperto il fuoco su una petroliera che tentava di forzare il blocco navale imposto ai porti iraniani, sauditi e Houthi combattono per il controllo su Bab el-Mandeb.

Gli Houthi hanno già annunciato un blocco navale contro le navi saudite in questa via d'acqua strategica, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e attraverso la quale transitano circa 4,2 milioni di barili di petrolio al giorno destinati all'Europa e all'Asia. L'importanza di questo stretto è cresciuta ulteriormente proprio a causa delle difficoltà di accesso a Hormuz, spingendo l'Arabia Saudita a utilizzare sempre di più i propri oleodotti verso il Mar Rosso.

La minaccia Houthi di chiudere questo secondo "tappo" energetico ha gettato nel panico i mercati globali, facendo già impennare i prezzi del greggio, con il Brent che si è avvicinato pericolosamente a quota 100 dollari al barile.

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