Dimarco e Chivu tra scudetto e Champions: "Il Bodo si ribalta, ma serve equilibrio"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La vigilia del ritorno dei playoff di Champions League contro il Bodo/Glimt porta con sé tutta la tensione di una notte europea che all’Inter, e ai suoi tifosi, manca ormai da tempo, sebbene la formazione nerazzurra stia vivendo una stagione di assoluto dominio in campionato. Federico Dimarco, intervistato da Sky Sport, ha voluto spegnere sul nascere qualsiasi entusiasmo legato alla lotta per il Titolo italiano, consapevole di quanto, nel calcio, la concentrazione vada dosata con saggezza: "Lo scudetto? Non lo sentiamo vicino", ha tagliato corto l’esterno mancino, allontanando quelle sirene che, inevitabilmente, iniziano a farsi sentire quando il vantaggio sul Milan, secondo in classifica, tocca quota dieci punti. E mentre a San Siro si prepara un’altra notte magica, con il prefetto di Milano che ha già disposto il divieto di vendita di alcolici in diverse zone della città per prevenire disordini, l’attenzione del gruppo guidato da Cristian Chivu è tutta concentrata sul da farsi in campo, su quel terreno di gioco che martedì sera alle 21 dovrà raccontare una storia diversa rispetto a quella andata in scena sul sintetico norvegese.

Le insidie del campo e la reazione dell'Inter

La sconfitta per 3-1 rimediata all'Aspmyra Stadion, un risultato che ha sorpreso molti osservatori abituati a vedere l’Inter dominare in Serie A, ha lasciato strascichi pesanti ma non ha scalfito la convinzione del tecnico. "Il campo ha influito", ha ammesso Chivu nella conferenza stampa andata in scena al BPER Training Centre di Appiano Gentile, riferendosi alle difficili condizioni climatiche e alla superficie di gioco che avevano messo in difficoltà i suoi ragazzi, abituati a ben altri palcoscenici. Eppure, ha tenuto a sottolineare l’allenatore nerazzurro, quelle difficoltà erano per certi versi attese; ciò che non ci si aspettava era l'incapacità di saperle affrontare con la giusta cattiveria agonistica per larghi tratti della partita, venendo puniti dalle ripartenze fulminee di una squadra, il Bodo/Glimt, che ha dimostrato di potersela giocare contro chiunque, avendo già vinto in casa del Manchester City in passato. "Dobbiamo entrare in campo fiduciosi", ha aggiunto Chivu, "perché se c'è una squadra che può ribaltarla, quella è l'Inter. Ma non sarà semplice, non dobbiamo perdere equilibrio e fiducia".

La gestione della partita e l'assenza del leader

Una delle chiavi tattiche della sfida, come emerso dalle analisi post-andata, sarà la capacità di contenere le transizioni offensive degli avversari, quelle stesse che in tre minuti avevano chiuso il discorso qualificazione trasformando un 1-1 in un pesante 3-1. Chivu, che dovrà fare a meno di Hakan Calhanoglu ancora alle prese con un problema fisico, ha parlato di una partita che potrebbe durare anche 120 minuti, con la possibilità dei calci di rigore, e che dovrà essere affrontata con la testa lucida, senza la frenesia di voler segnare subito due o tre gol per paura di non farcela. In questo contesto, l'assenza di Lautaro Martinez, attaccante argentino e simbolo della squadra, potrebbe pesare, ma il tecnico ha voluto stemperare i toni: "Questa squadra ha tantissimi leader, che dimostrano il loro carattere da inizio stagione", ha spiegato, sottolineando come la "fame e voglia di far bene" siano sentimenti condivisi dall'intero gruppo. Dimarco, del resto, è uno di quei leader silenziosi che con i suoi quindici assist in campionato sta trascinando la squadra, e le sue parole hanno fatto eco a quelle del mister: "Abbiamo il dovere di provarci, non un obbligo. Dobbiamo entrare in campo consapevoli di essere l'Inter, e rispettare il Bodo, ma provando a vincere".

La fiducia nei momenti difficili

L'ambiente, nonostante il passo falso in Norvegia, sembra aver ritrovato quella compattezza che aveva caratterizzato la gestione precedente, e le vittorie in campionato hanno aiutato a mantenere alta l'autostima. "Non cambia nulla", ha proseguito Chivu parlando della preparazione mentale, "dobbiamo scendere in campo per vincere ed essere consapevoli di potercela fare. Abbiamo avuto alti e bassi, abbiamo perso partite, ma questo non ha tolto fiducia e autostima, né ha tolto cultura del lavoro". La sconfitta contro i norvegesi, per quanto amara, è stata archiviata velocemente, anche perché il calendario non concedeva tregua: il viaggio a Lecce, vinto 2-0 con i gol di Mkhitaryan e la regia proprio di Dimarco, ha permesso di consolidare il primato in classifica e di arrivare all'appuntamento con la storia con la giusta carica, sebbene la stanchezza fisica per i continui viaggi sia un fattore da non sottovalutare. D'altronde, come ha ricordato lo stesso Dimarco, non era semplice dopo la trasferta in Norvegia ripartire subito con un'altra partita così ravvicinata.

L'orgoglio e il rispetto per l'avversario

Durante la conferenza stampa, un episodio ha acceso i riflettori sulla tensione del momento: un giornalista norvegese ha chiesto a Chivu se per l'Inter sarebbe stata una vergogna essere eliminati da una squadra considerata "piccola", scatenando la reazione stizzita ma educata del tecnico romeno. "Nel calcio non c'è niente di vergognoso", ha replicato Chivu, "bisogna rispettare l'avversario. Noi invece rispettiamo il Bodo, lo ha fatto vedere contro altre grandi squadre. Facciamo i complimenti al Bodo, hanno un progetto sano". Parole che certificano come, al di là delle difficoltà oggettive, l'Inter non voglia nascondersi dietro alibi o presunte superiorità, ma intenda affrontare la sfida con la determinazione di chi sa di poter scrivere una pagina importante della propria stagione europea, forte di un pubblico che riempirà San Siro e di una rosa che, numeri alla mano, non ha eguali in Italia.

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